Problemi della transizione 1981
Dopo il terremoto
senso di inconsapevolezza della necessaria azione preventiva. Il bel libro che racconta l ’ impari lotta condotta per salvare quanto resta dei beni culturali nel Friuli colpito dal terremoto del 1976 costituisce un drammatico avvertimento per quanto potrebbe oggi avvenire nel Mezzogiorno. Eppure nella stesura di quel testo coraggioso sfuggono alla penna definizioni vena te di inconsapevole rinuncia ad impedire futuri disastri: «Una condizione corporea, maledetta, inoppugnabile per chi ha la sorte di viverci in mezzo. Il terremoto, visto nella sua quoti dianità, riconquista perfino la sua normalità di apparizione. Esso è uno fra i protagonisti dell ’ emorragia di beni e di so stanze culturali in Italia» 1 . Per «difendersi dai terremoti» è dunque necessario in pri mo luogo conoscerli, avere familiarità con le cause e non sol tanto con gli effetti ormai ridotti a «normalità»: più ancora, dalla conoscenza di duemila anni di normalità sismica, dob biamo saper ricavare le indicazioni per ridurre fino ad elimi nare la maggior parte dei danni. Dobbiamo rimuovere dalla nostra cultura l ’ inconsapevole convinzione che le catastrofi non possono essere impedite, ma al massimo rimarginate nel miglior modo possibile. La frase «conoscere per governare» ricorre con frequenza nella nostra letteratura politica, forse proprio perché trova in genere scarsa applicazione pratica. La nostra è infatti una cul tura politica intessuta di «convinzioni», ma povera di «cono scenze». La convinzione che sia possibile, tanto per fare un esempio dolorosamente familiare a milioni di italiani, definire un «equo» canone per tutti gli inquilini, senza che sia mai sta to accertato in forma complessiva e articolata il canone «ini quo» che si vuole correggere. E mentre dalla prima convinzio ne deriva la seconda, che sia cioè necessario arrivare anche al lo sblocco graduale degli sfratti, a questa non segue allora il calcolo previsionale — cioè la conoscenza — degli sfratti pro vocati dalla legge e delle relative abitazioni pubbliche da rea lizzare per ospitare gli sfrattati meno abbienti. Così come — per fare un altro esempio — alla convinzio ne che per democratizzare l ’ università fosse utile sbloccarne gli accessi aprendo gli atenei anche ai giovani diplomati, trascu rammo di aggiungere la conoscenza previsionale, sia pure ap prossimata, di quanto sarebbero cresciute le nuove leve uni versitarie: con il risultato di non predisporre le attrezzature per i nuovi studenti, pur sapendo che quelle esistenti allora non bastavano neppure per i vecchi iscritti. Il confronto sulle scelte di governo, a tutti i livelli, avviene dunque spesso misurando le diverse convinzioni fuori dal rela 1 AA.VV., Le pietre dello scandalo, Einaudi 1980.
2. Cultura delle convin zioni e cultura delle co noscenze
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