Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ro; ritrovare lo spessore della storia sociale passando attraverso ogni possibile ipotesi di microstoria; decentrare la ricerca, ma mante nere aperta la via e la necessità dell ’ accorpa- mento dei dati o dell ’ interpretazione comples siva (non dell ’ interpretazione univoca, poiché la conclusione potrebbe anche essere che non sì dà logica unitaria, ma una molteplicità di storia distinte). In sede di analisi dei contenuti, la priorità metodologica appare quella di un pur provvi sorio censimento dei filoni culturali attivi nella storia dell ’ italiano. Ho già detto che cosa in tendo per ‘ attivi ’ . Certo, per non pochi di essi la data d ’ avvio dell ’ Unità risulterà ininfluente e occorrerà spingersi più indietro nel tempo. Oltre alle consuete cornici di riferimento ge nerale — liberalismo, socialismo, cattolicesi mo ecc. — penso sarebbero da analizzare — diciamo così, dalla loro nascita alla loro even tuale morte storica — filoni quali l ’ antiparla- mentarismo e la teoria delle élite, l ’ insurrezio- nalismo e il ‘ prepartito ’ , il sentimento dinasti co e l ’ emigrazionismo. È forse inevitabile che, nel momento in cui si privilegiano i filoni che incidono sulla real tà sociale, si infittiscano i richiami al mondo della politica. Ma questa non vuol essere cer to una scelta preclusiva, che sarebbe contrad dittoria conoscendo il carattere tradizionale e il peso storico della lontananza dalla politica nella cultura dell ’ italiano. I filoni culturali della negazione e dell ’ estraneità alla politica presentano non minore interesse ai fini di una analisi della cultura diffusa: sia sul versante dell ’ emarginazione che su quello, poniamo, dell ’ utopia clericointegralista o su quello delle teorizzazioni dell ’ «Uomo Qualunque» ecc. Dopo un primo censimento, il secondo mo mento sarà quindi quello dei concreti e vari itinerari e svolgimenti storici dei diversi filoni culturali. Secondo uno schema-tipo, da ade guare volta per volta, inteso a identificarne fonti, luoghi, personaggi, canali, documenti, aree di diffusione, emergenze e occlusioni, fi no all ’ eventuale venir meno. I diversi itinerari analitici devono metterci in grado di distinguere quanti e quali filoni e codici sono attivi e al lavoro in una fase de terminata (ad opera di chi, tra chi ecc.); se es si agiscano in parallelo, concorrenzialmente, in rotta di collisione ovvero complementar mente, interreagendo e sostenendosi a vicen da, rispetto agli altri filoni contemporanea mente attivi. Qui, all ’ interno di tale casistica, si apre un capitolo di portata tale da fargli as sumere il rilievo di momento metodologica mente autonomo. Si tratta cioè di uscire dai diversi itinerari analitici e di puntare alla mappa delle interrelazioni dei filoni e dei co dici. E sulla ricchezza di interrelazioni, poten ziali e in atto, che si misura il raggio d ’ azione e di durata di un filone culturale. L ’ interrela zione dei codici è forse lo scotto che si paga alla possibilità di cementare ideologicamente una società nell ’ età delle masse. Il fascismo guadagna in interrelazioni utili, cioè in fattori di aggregazione e di aggancio di filoni cultu rali, tradizioni politiche e strati sociali, quel che perde in rigore ideologico e in autonomia culturale. Come Julius Evola resta defilato ai margini del regime politico, non v ’ è un Evola della scuola, dell ’ apparato propagandistico, dell ’ editoria, del cinema, della canzone ecc. Sulla strategia alternativa invocata nei vari settori dai fascisti intransigenti, finisce sempre per prevalere una strategia ‘ frontista ’ , attenta ai recuperi e ai riùsi del già noto: un ‘ fronte ’ così dilatato che riesce a ricomprendere cultu re dell ’ ordine e della protesta, della Gerarchia e della Rivoluzione. Uno «scippo», anzi una serie di veri e propri «scippi» storici nei con fronti di tutto un ventaglio di tradizioni ideo logiche, personale politico e istituzioni preesi stenti, per ampliare un ’ espressione che è stata usata per il rapporto tra i canti dell ’ Italia fa scista e i canti anarchici, socialisti ecc. Per esemplificare la mistura frontista degli stereotipi, capace di riciclare e rifondere tutti i vocabolari preesistenti, basta citare, a mo ’ di conclusione, la canzone di un anonimo fasci sta: L'Italia ha vinto. Essa va cantata gor gheggiando, con i modi e le voci della canzo ne leggera stile «anni Trenta». Cantare l ’ im pero, ridefinire l ’ italiano di Mussolini in sen so eroico, e però ricuperando la mamma e la chiesa e rispettando i canoni — non precisa- mente energici — della canzone melodica all ’ italiana, non è l ’ ultimo ‘ miracolo ’ di una politica culturale per le masse disposta a qua lunque eclettismo frontista. Ecco le due strofe finali: «Ogni soldato ha un fiore sul moschetto ed ogni mamma stringe il figlio al petto. L ’ Italia ha vinto e ai vinti dona pane e libertà! L ’ Italia ha vinto, non più tristezza in cuor, lacrime agli occhi, l ’ Italia ha vinto, nessuno pianga più, ma s ’ inginocchi e una preghiera elevi al Redentore che ha dato gloria al nostro Tricolore!» .

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