Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
bito, l ’ introduzione di metodologie statistiche e di modelli ma tematici ha svolto, oltre a una funzione chiarificatrice, inco raggiando un ripensamento delle relazioni sussistenti fra le va rie categorie interpretative ed esplicative usate, un notevole al largamento del materiale analizzabile. Un esempio particolarmente significativo in tal senso ci è offerto dalla storia. Tradizionalmente considerata come lo studio dell ’ avvenimento unico e irripetibile, del fenomeno iso lato, la storia ha subito, in seguito all ’ adozione del metodo statistico, che si applica per definizione ai fenomeni di massa, una svolta tanto importante da poter, a buon diritto, venir de finita «rivoluzionaria» 4 , avendo comportato non soltanto un notevole affinamento del bagaglio analitico del ricercatore e un consistente ampliamento del suo campo d ’ indagine, ma al tresì una nuova consapevolezza del «mestiere di storico». Si è così venuta a determinare, accanto a una «rivoluzione docu mentaria» 5 , una «rivoluzione della coscienza storiografica» 6 . Da un lato, infatti, si è assistito a un allargamento della massa documentaria analizzabile, con l ’ utilizzazione di una moltepli cità di fonti non sfruttate precedentemente, nonché a una riu tilizzazione, a fini nuovi, di materiali già sfruttati con diverso intento 7 . D ’ altro canto, si è venuto a instaurare un nuovo at teggiamento critico rispetto alle fonti, caratterizzato dal rico noscimento che non sono le fonti a definire la problematica dello storico, bensì la problematica a definire le fonti, accom pagnato da una peculiare consapevolezza metodologica, che sempre accompagna un corretto impiego del metodo statisti co, dalla fase di rilevamento dei dati a quella della scelta delle procedure d ’ analisi appropriate, in vista della particolare ri cerca che si conduce. L ’ adozione di metodologie statistiche, consentendo di analizzare fenomeni di massa nei tempi lun ghi, così come di correlare diversi aspetti di un fenomeno complesso, ha permesso alla storia di risalire a quella molte plicità di «dati profondi», che rendono possibile ricostruire uno spazio storico nel quale l ’ ambiente geografico, il clima, la distribuzione della flora, della fauna, delle malattie, le condi zioni igienico-sanitarie, la diffusione delle tecniche e degli strumenti della cultura materiale e della scienza, delle convin zioni morali e religiose, offrono uno sfondo, sul quale si inne stano gli avvenimenti più appariscenti. Analisi di questo tipo hanno trovato nelle opere degli storici della scuola delle «An- nales» la loro formulazione più felice, e ci hanno consegnato una storia che aspira a essere scienza dell ’ uomo, e della molte plicità di aspetti che determinano le sue azioni, una «storia
4 Si veda E. L e R oy L adurie , La ri voluzione quantitativa e gli storici francesi: bilancio di una generazione (1932-1968), in Le territorie de l ’ hi- sorien, Paris, Gallimard, 1973, tra duzione italiana Le frontiere dello storico, Bari, Laterza, 1976, pp. 9-18. 5 J. L e G off , La nuova storia, in La nouvelle histoire, Paris, 1979, tradu zione italiana La nuova storia, Mila no, Mondadori, 1980, p. 37. 6 F. F uret , Le quantitatif en histoi re, in J. Le Goff e P. Nora (a cura di),
Faire l ’ histoire, Paris, 1974, voi. I, p. 53 7 Si pensi, ad esempio, alle possibili tà d ’ indagine aperte dallo studio di fonti come i registri parrocchiali, ri velatisi vere e proprie miniere di dati di estremo interesse, non soltanto sotto un profilo strettamente demo grafico, ma altresì dal punto di vista della storia sociale, o della storia del la mentalità.
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