Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
sa comparsa, entro il dibattito che si è avviato su questi temi, di locuzioni quali «determinismo statistico» 10, o «causa inde terministica» 11 , che appaiono in aperto contrasto con la tradi zione, e hanno dato luogo a notevoli fraintendimenti, ci sem bra un sintomo della portata del ripensamento concettuale che ha fatto seguito alla crisi del determinismo. Uno degli aspetti più interessanti di siffatto ripensamento ci sembra proprio individuabile nel tentativo di elaborare una teoria probabilistica della causalità, dovuto agli sforzi di auto ri quali H. Reinchenbach, I.J. Good, e, più recentemente, P. Suppes e W.C. Salmon 12 . Secondo detta teoria, che si propo ne, appunto, di trattare il concetto di causa mediante stru menti probabilistici, le «cause deterministiche», o cause suffi cienti, rappresentano il caso limite, ossia quello caratterizzato da probabilità 0 o 1, di un concetto più generale di «causa non deterministica», avente carattere probabilistico. Scopo specifico di essa appare quello di investigare le cause che han no reso possibile l ’ accadimento di un fenomeno, di attribuire un peso a ciascuna di esse, nonché di vagliare le relazioni fra esse intercorrenti. L ’ utilità di siffatta teoria, in vista della trat tazione dei fenomeni che sono oggetto di studio da parte delle scienze umane appare davvero notevole. Di fatto, questa si configura come una delle finalità precipue, che i sostenitori della teoria in questione si propongono. P. Suppes, per esem pio, afferma: «ricerche empiriche del tipo di quelle condotte nell ’ ambito della psicologia, della sociologia, e della medicina, ci consentono di nutrire ben poche speranze nel fatto che sia possibile stabilire delle catene deterministiche complete circa le cause delle azioni... Da un punto di vista filosofico genera le, appare più realistico elaborare una concettualizzazione del la teoria dell ’ azione in termini di una teoria probabilistica del la causalità, che non si proponga di rinvenire una causa suffi ciente e completa per ciascun evento» 13 . Per non citare che un esempio, una teoria probabilistica della causalità sufficiente- mente potente si presterebbe assai bene alla concettualizzazio ne di una tematica come quella connessa con l ’ interpretazione causale delle correlazioni statistiche, che ha già ricevuto un ’ estensiva trattazione, sotto il profilo operativo, da parte di
ce», XI (1961), pp. 305-318 e XII (1962), pp. 43-51, Errata e Corri genda XIII (1963), p. 88; P. S uppes , A Probabilistic Theory of Causality, Amsterdam, North-Holland, 1970; W.C. S almon , An «At-At» Theory of Causai Influence, «Philosophy of Science», 44 (1977), pp. 215-224; W.C. S almon , Probabilistic Causali ty, «Pacific Philosophical Quarterly», 1980, pp. 50-74. 13 P. S uppes , A Probabilistic Theory of Causality, cit. , p. 92.
10 L ’ espressione è di A. G rùnbaum , Causality and thè Science of Human Behaviour, «American Scientist», XL (1952), ristampato col titolo Science and Man, in M. Mandelbaum, F.W. Gramlich, A.R. Anderson (a cura di), Philosophical Problems, New York, Macmillan, 1957, pp. 333 e segg. 11 Questa locuzione è assai più diffu sa della precedente. Per una discus sione del concetto da essa espresso ri mandiamo a J.A. C offa , Probabili- ties: Reasonable or True?, «Phyloso- phy of Science», 44 (1977), pp. 186- 198. 12 Si veda, a questo proposito, H. R eichenbach , Thè Direction of Ti nte, Berkeley and Los Angeles, Univ. of California Press, 1956; I.J. G ood , A Casual Calculus I e II, «British Journal for thè Philosophy of Scien
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