Problemi della transizione 1981

Rivoluzione statistica»

questione se la categoria della causalità sia in grado di coprire da sola l ’ ambito della spiegazione in tali scienze o no, anche se riteniamo che essa ne sia, comunque, ineliminabile. Intendia mo, piuttosto, avanzare l ’ opinione che la possibilità, offerta dalle teorie in questione, di investigare le condizioni non suffi cienti dei fenomeni, e il loro intreccio, spesso assai complesso, rivesta un ’ indubbia rilevanza, in vista dell ’ epistemologia delle scienze umane. Ciò vale altresì, a nostro avviso, in riferimento alla ricerca storica, per tornare all ’ esempio fornito da questa disciplina. Se, com ’ è noto, non pochi dubbi sono stati avanzati circa l ’ ap plicabilità della spiegazione causale ai fatti storici, anche colo ro, i quali ritengono che detto tipo di spiegazione trovi posto in seno alla storia, si sono scontrati con la difficoltà di reperir vi cause «determinanti», e hanno posto l ’ accento sull ’ aspetto arbitrario inerente all ’ atto del privilegiare una condizione ri spetto a un ’ altra, qualificandola come «causa sufficiente». Da più parti, inoltre, è stato sottolineato come le spiegazioni per cause sufficienti facciano perdere di vista l ’ insieme delle condi zioni, che hanno reso possibile l ’ accadimento di un evento, nonché il diverso peso che esse hanno avuto rispetto ad esso. Si ricordino le parole di M. Bloch: «la realtà ci presenta una quantità quasi infinita di linee di forza, tutte convergenti ver so un medesimo fenomeno. La scelta da noi fatta tra esse può sì fondarsi su caratteri, in pratica, degnissimi di attenzione; ma non è che una scelta. C ’ è segnatamente molto di arbitrario nell ’ idea di una causa per eccellenza, opposta alle semplici «condizioni»... Stiamo attenti, del resto: la superstizione del la causa unica, in storiografia, è molto spesso la forma insi diosa della ricerca di un responsabile; quindi, di un giudizio di valore. ‘ A chi la colpa, o il merito? ’ , dice il giudice. Lo studio so si limita a domandare: ‘ perché? ’ , e accetta che la risposta non sia semplice. Pregiudizio del senso comune, postulato del logico o mania del giudice istruttore, il monismo della causa è per la spiegazione storica soltanto una fonte d ’ imbarazzo. Es sa cerca dei treni d ’ onde causali e non si spaventa, poiché la vita li mostra così, di trovarli multipli» 22 23 4 . A conclusione di queste pagine, vorremmo esprimere la convinzione che le implicazioni della «rivoluzione statistica» siano in grado di offrire più di un argomento di riflessione a chiunque operi nel campo della metodologia e dell ’ epistemo logia delle scienze umane, con la persuasione che queste ulti me condividano il medesimo status scientifico, generalmente riconosciuto alle scienze della natura. Mentre l ’ impatto che es sa ha avuto sulle scienze della natura è, di fatto, stato analiz zato e discusso diffusamente, altrettanto non ci sembra possa dirsi per quanto riguarda le scienze umane. La questione pre senta molti problemi aperti, oltre che molti aspetti inesplorati, e non sembra azzardato affermare che costituisca un terreno fertile e promettente di ricerca.

24 M. B loch , Apologie pour l ’ histoi- re ou métier d ’ historien, Paris, Colin, 1949, traduzione italiana Apologia della storia, Torino, Einaudi, 1975 (5 a edizione), p. 163.

della spiegazione statistica che, di fat to, presuppongono l ’ ipotesi indeter ministica. Si veda, per esempio, J. F etzer , A Single Case Propensity Theory of Explanation, «Synthese», 28 (1974), pp. 171-198.

22 W.C. S almon , Why Ask «Why?»?, An Inquiry Cortcerning Scientific Explanation, cit., p. 688. 23 Vale la pena di ricordare, per inci so, come alcuni autori, quali J. Fet- zer, abbiano, invece, avanzato teorie

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