Problemi della transizione 1981

Dopo il terremoto

Amministrazione a tutti i livelli. Ad ogni ricorrente alluvione, frana o terremoto, gli organi d ’ informazione riprendono que sto commento, ormai in forma quasi rituale, ma nessuno muove una foglia per modificare la situazione. Ricordo di aver fatto ad un convegno dell ’ istituto Gramsci sulla riforma universitaria una proposta sull ’ argomento, mo desta, ma concretamente applicabile nel giro di poche settima ne. Partivo dal presupposto che la Pubblica Amministrazione sia sovrabbondante di laureati e diplomati nelle discipline umanistico-letterarie e manchi invece di esperti delle discipline tecnico-scientifiche; il secondo presupposto era rappresentato dal fatto che non sembra opportuno aumentare oltre i limiti attuali gli organici complessivi della Pubblica Amministrazio ne; mentre il terzo presupposto era costituito dall ’ esigenza ri conosciuta di una qualche programmazione che orienti i gio vani nella scelta delle discipline medio-superiori e universita rie. La proposta suggeriva di prevedere il turn-over decennale della Pubblica Amministrazione distinguendo gli esperti delle discipline dell ’ uomo e di quelle della natura e programmando di coprire una parte dei posti liberati dal turn-over nel primo settore con diplomati e laureati del secondo. Una simile previ sione decennale consentirebbe anche di prospettare ai giovani precise carriere pubbliche nel campo tecnico-scientifico: sto parlando di diecine di migliaia di posti, da destinare proprio a quei giovani che sempre più spesso scelgono il lavoro intellet tuale e che leggi benintenzionate quanto confusionarie non so no state capaci di inserire stabilmente al servizio della colletti vità. Purtroppo anche la riforma universitaria è stata affrontata invece in termini essenzialmente istituzionali, quasi che la sta bilizzazione dei docenti potesse prescindere dai contenuti di dattici e dalla programmazione dell ’ intero sistema. Così gli studenti continuano ad affluire in massa alle facoltà umanistico-letterarie, mentre lo Stato si trova ancora ad af frontare alluvioni, frane e terremoti con laureati in diritto ro mano o in letteratura greca. Non c ’ è da meravigliarsi, a questo punto, se gli studiosi delle discipline tecnico-scientifiche non sono considerati intel lettuali a pieno titolo dall ’ opinione pubblica e dalla stessa co munità culturale. In fondo su questa valutazione erano d ’ ac cordo perfino Togliatti e Vittorini che, come è noto, sugli in tellettuali di accordi non ne trovarono altri: quand ’ essi parla vano di uomini di cultura avevano in mente scrittori e lettera ti, storici ed artisti, dimenticando chimici e geologi, ecologi ed ingegneri. E allora non c ’ è neppure da meravigliarsi se fra i migliori uomini della cultura umanistica italiana il terremoto ha stimo lato soltanto un ’ approfondita discussione sui nessi fra il sisma e «Lord Jim» di Conrad. Non sta a me suggerire a intellettuali come Moravia, Calvino e Soldati (poi confesso che ho perso il conto degli interventi) che cosa dovevano scrivere sul terremo to: ma sono convinto che, come me, migliaia di lettori a leg gere le divagazioni sul naufragio del Patna sono rimasti quan to meno interdetti. E anzi qualcuno — almeno a me è successo — è stato spinto a domandarsi perché soltanto agli uomini di cultura

5

Made with FlippingBook - Online Brochure Maker