Problemi della transizione 1981
Grande impresa e sindacato
Interne, e insieme di contrattazione: i Consigli di Fabbrica. Dall ’ altro lato la FIAT, la struttura periferica del sindaca to che operava alla FIAT e gli intellettuali che per un periodo non breve (dove sono finiti oggi?) fecero eco spesso in modo distorto alle esperienze che lì maturavano, svolsero un ruolo preciso nella cultura della sinistra italiana. Contribuirono all ’ affermazione di quell ’ ideologia per la quale il comporta mento individuale e collettivo dei lavoratori dipendenti, e del le forme di rappresentanza di questi, è tutto determinato, in ogni regione economica e sociale della nazione, da quello che esprimono gli occupati nelle grandi unità produttive. E che gli interessi, gli obiettivi dell ’ azione rivendicati va, così come sono espressi dall ’ azione dei soggetti rappresentati e dalle strategie delle istituzioni rappresentanti, debbono essere modellati o unificati, senza selezione e differenziazione degli interessi, sul la base di quelli espressi dai settori maggioritari degli occupati nelle imprese di maggiori dimensioni. Si costruiva così il mito della grande fabbrica e dell ’ «operaio massa», nelle sue più va riegate versioni, barbariche e terroristiche o intellettualistiche e neoidealistiche. Giova ricordare e sottolineare qui il disastro teorico che questa corrente di senso comune e di raffinata fa- bulazione da salotto provocò: in un paese nel quale l ’ analisi sociale, qualitativa e quantitativa, ma pur sempre su fonda menti empirici, è negletta e misconosciuta dai più, una conce zione «astronomica» o tutta letteraria e ideologica della classe lavoratrice si sostituiva allo sforzo necessario per far progredi re gli studi sociologici sulle classi, appagando i molti con for mule inverificabili o falsificabili da qualsiasi studente media mente dotato. Sintomo di ciò fu la quasi totale sottovalutazio ne o dimenticanza che contrassegnò il lavoro, empiricamente limitato e ideologicamente irrisolto, ma — nella generale si tuazione — tanto innovativo e culturalmente «rivolu zionario», di Giorgio Amendola su La classe operaia italiana, apparso appunto nel 1968 per i tipi degli Editori Riuniti. La vicenda FIAT più recente può dunque essere letta nello scenario di questi fatti sociali e culturali ed essere intesa come una sorta di verifica o di svolgimento logico, nella sua con tradditorietà, di tensioni e correnti ideali che in quella fabbri ca ebbero i loro prodromi e i loro prerequisiti. Ma un altro punto di vista in base al quale si può analizza re quell ’ episodio di lotta politica e sindacale è l ’ attuale stato del nostro sistema di relazioni industriali, inteso sia come vin coli che in esso determinano variabili indipendenti quali la si tuazione economica, sia come sistema nel quale operano atto ri sociali portatori di strategie diverse, quali le imprese, le or ganizzazioni sindacali, la classe lavoratrice. Quest ’ ottica implica l ’ accettazione del presupposto di fon do per il quale il complesso FIAT non soltanto assume una ri levanza fondamentale nel sistema industriale e sociale nazio nale, ma che gli esiti, i comportamenti, le ipotesi contrattuali e le forme della mobilitazione collettiva espressi in quella vi cenda sono momenti rivelatori di un più complessivo processo di trasformazione sia delle relazioni industriali sia della stessa mobilitazione collettiva. Basterà ricordare qui, a questo proposito, alcune sinteti che caratteristiche di tale sistema di relazioni industriali, sot
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