Problemi della transizione 1981

Grande impresa e sindacato

IL Un punto fondamentale va immediatamente esplicitato a questo proposito, soprattutto nei confronti di facili paragoni manifestati da coloro che istituiscono un rapporto tra la re cente lotta alla FIAT e la situazione determinatasi negli anni cinquanta. In primo luogo nulla può accomunare la «sconfit ta» della FIOM in quel periodo alla situazione attuale. Il sin dacato di classe — attributo che non apparteneva alle altre or ganizzazioni — era isolato e pervicacemente discriminato; operava secondo una strategia che non faceva della articola zione e della negoziazione del rapporto di lavoro in tutti i suoi aspetti il fondamento del suo legame con i lavoratori; le orga nizzazioni sindacali erano divise nei fini e nei mezzi e genera vano una situazione di forte concorrenzialità in una differente disponibilità di accesso alle risorse perseguibili nella logica dell ’ azione collettiva; le divisioni politiche della guerra fredda erano fortemente operanti e costituivano un elemento di forza su cui si inseriva l ’ azione padronale nei suoi risvolti sia azien dalistici sia repressivi. Infine la «sconfitta» culminò nel quasi totale sradicamento del sindacato di classe dal luogo di produ zione e ne paralizzò per alcuni anni l ’ azione rivendicativa, co stringendolo alla ricostruzione di un difficile rapporto con i lavoratori che se fu tanto proficuo, fu però perseguito in con dizioni oggi inimmaginabili per il contenuto di eroismo e di motivazione ideale che richiedette. Secondariamente, ma non in ordine di importanza, diver so era il contesto della situazione economica del settore e dell ’ intera economia nazionale. Pur nelle sue distorsioni e per versità, si aveva dinnanzi, allora, una situazione di sviluppo produttivo, settoriale e generale, che costituì la base di fondo della dinamica del cambiamento sociale favorevole alla ripresa della mobilitazione. Oggi la situazione è totalmente capovol ta. Nonostante quanto poterono pensare improvvidi mentori di un connubio ancora troppo poco definito tra classe operaia e imprenditorialità avanzata, che richiedeva, per la sua stipu lazione, ben altra tempra e capacità di immaginazione politi ca, (perché «avanzata» appariva la FIAT a taluni uomini della sinistra, che ricoprivano cariche importanti nell ’ apparato elet tivo della regione nella quale quell ’ impresa aveva sede), la FIAT è investita da tempo da un processo profondo e non contingente di obsolescenza manageriale, imprenditiva, tecno logica. Vede decrescere le sue capacità non soltanto di condi zionare aliquote di mercato, ma di adattarsi a quest ’ ultimo, che ha assunto dimensioni mondiali, ed è percorso da fenome ni di acuta e sfrenata lotta oligopolistica. Tutto ciò è esaltato dalla situazione generale, caratterizzata nei suoi dati di lungo periodo da un ciclo di stagnazione che si intreccia, fatto nuo vo e non ancora teoricamente descritto nei suoi elementi cau sali, con la crescita della spirale inflazionistica. L ’ azione sindacale deve quindi misurarsi con una situazio ne strutturale di oggettiva crisi del settore anziché con un suo sviluppo: tutto ciò impone una riconversione profonda dell ’ ot tica con la quale si debbono interpretare gli esiti e le forme di tale azione, così come si deve valutare la razionalità tra mezzi e fini dichiarati, instaurata o non attivata dai protagonisti di quest ’ agire. Un altro dei dati che differenziano prbfondamente la si

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