Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

tuazione attuale da quella del passato è quello della perduta centralità della FIAT come gruppo di pressione nel contesto del sistema politico italiano. Varrà la pena ricordare schema ticamente qui che per un lungo periodo, che va sostanzialmen te dal secondo dopoguerra agli anni sessanta, il management della grande industria privata automobilistica sviluppò un condizionamento sui pubblici poteri dotato di grande capacità di soddisfare gli interessi particolaristici e condotto con una larga articolazione degli strumenti di intervento. Pareva quasi che alla alta integrazione intersettoriale di prodotti e di beni che provenivano da altri comparti merceologici e componeva no — attorno al nucleo centrale della produzione di massa — la merce automobile, corrispondesse una alta integrazione del la struttura dei processi di decisione politica atti a precostitui re le condizioni ottimali per lo sviluppo del settore. Natural mente tali condizioni erano il frutto di una sorta di risultanza tra opposte forze che operavano sia con variabili dirette a pe nalizzare il comparto automobilistico (regime di fiscalizzazio ne, tassazione sui prodotti petroliferi), sia con variabili dirette a incentivare quest ’ ultimo (piano autostradale, lenta applica zione del regime comunitario libero-scambista), dove, però, l ’ accento cadeva fortemente, come è noto, sulle misure incen tivanti, di promozione dello sviluppo dell ’ impresa. Non a caso questa situazione rendeva possibile una gestione della rappre sentanza degli interessi senza l ’ impegno in prima persona nell ’ arena politica della direzione aziendale, ma con l ’ attiva zione di strumenti ad hoc (gruppo parlamentare «Amici dell ’ automobile», condizionamento molto rigido degli appara ti ministeriali). Tutto cambia con l ’ inasprirsi della crisi econo mica e con la dinamica sostenuta dell ’ aumento dei prezzi delle materie prime, dei prodotti petroliferi e con il crescente peso che esercita anche sulla macchina di gestione dei processi eco nomici la classe politica di governo, che produce una crescita dei costi parassitari e dei prelievi di risorse a favore dell ’ impre sa pubblica a scapito di quella privata, in una quasi impazzita proliferazione di logiche spartitorie e di vincoli imposti al rap porto di pressione precedentemente instaurato. Sono gli anni della penetrazione dei prodotti esteri sul mercato automobili stico italiano, della crescita vertiginosa del prezzo della benzi na, della penalizzazione della circolazione. La caduta di pote re nel sistema politico pare accompagnarsi a una caduta della capacità condizionante (frutto di una centralità nel blocco di comando nel sistema industriale e finanziario) che pare inarre stabile. Significativo, allora, il passaggio dalla logica della pressione occulta alla logica della lotta politica nel partito conservatore di massa italiano, quasi che con la DC si debba ora contrattare sulla base della logica stessa della classe politi ca. Inevitabile, quindi, la rovina di una avventura senatoriale per la quale non esistono i prerequisiti e che è il tentativo estremo di recuperare una centralità perduta. Del resto, il «piano-auto» è un libro dei sogni, così come i finanziamenti privilegiati e la dinamica del recupero del deficit di spesa governativo continua ad essere effettuato colpendo gli obiettivi più «visibili», quali gli aumenti di prezzo della benzi na. Alla crisi economica si somma così la latitanza di un inter locutore pubblico un tempo assai «governabile» e quando alla

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