Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

umanistica la grande stampa assegni il ruolo istituzionale di «maestri di pensiero». Perché ogni tanto non rivolgersi anche al vulcanologo Bàrberi o al fisico Zorzòli? Ma per chiedere la loro opinione sul terrorismo e sulle rivoluzioni neo-islamiche e non soltanto sui problemi sismici ed energetici che sono per essi il pane quotidiano. Spero sia chiaro che non sto proponendo una crociata cor porativa: però sono convinto che ogni squilibrio da ripianare esige una spinta uguale e contraria. E se le discipline della na tura sono in Italia trascurate a favore delle discipline dell ’ uo mo è questo, piaccia o no, lo squilibrio da superare, allargan do le basi di massa della cultura tecnico-scientifica; cioè pro ponendo diffusamente ai cittadini questo settore di conoscen ze trascurate attraverso l ’ istruzione di base e superiore e attra verso i grandi mezzi di comunicazione, ma anche affrontando con serietà il riequilibrio fra le due culture all ’ interno dei gruppi dirigenti politici e intellettuali. Una cultura più portata alle convinzioni che alle conoscen ze, più aperta alle scienze dell ’ uomo che a quelle della natura, è questa probabilmente la causa fondamentale dello scarso en tusiasmo, spesso anche del livore critico, con cui è stata accol ta la proposta lanciata quattro anni fa dai comunisti di «una politica di austerità per trasformare l ’ Italia». La cultura preva lente ha visto l ’ austerità secondo la propria ottica deformante: miseria materiale e mortificazione spirituale, irrazionalità e re gresso, una specie di nuovo Medio Evo predicato per passare un messianico Anno Duemila. Se fosse prevalso invece l ’ approccio conoscitivo, legato an che alle discipline della natura, sarebbero emersi in primo luo go i grandi squilibri strutturali mondiali che la proposta dell ’ austerità popolare vuol mettere a nudo ed affrontare nel segno dei popoli e dei lavoratori, perché altrimenti quegli squilibri saranno affrontati nel segno delle multinazionali. Se fosse prevalso l ’ approccio conoscitivo, almeno gli uomini del la sinistra avrebbero ricordato che la lotta contro lo spreco delle risorse e contro i consumi improduttivi rappresenta una necessità storica delle classi emergenti, contro le forze che si oppongono al progresso sociale ed economico: e che due seco li fa la borghesia industriale nascente aveva condotto questa stessa battaglia contro lo sperpero e il parassitismo del feuda lesimo ormai superato dalla storia, non già in nome della mi seria e della mortificazione, ma per l ’ accumulazione e la pro duzione di massa. Oggi tocca allora alle forze lavoratrici, nuova classe emer gente dallo scontro con il capitale, proporre un ’ altra trasfor mazione economica che abbia per fine una nuova attribuzione dei mezzi di produzione, dei beni prodotti e delle risorse di sponibili. Ancora una battaglia per l ’ austerità, dunque, del tutto priva di significati moralistici o metafisici, ma destinata piuttosto a far emergere una migliore qualità di vita per le for

4. L ’ austerità occasione mancata

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