Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
violenze fisiche che si manifestavano come una sorta di disper sione sociale di una tensione incapace di accedere a forme or ganizzate e civilmente rinnovatrici. Il sindacato, barriera con tro il terrorismo nella azione più generale sempre dispiegata nel paese, si trovava invece alla FIAT stretto nella morsa, alla quale non seppe sfuggire, tra la confusione operata tra lotta al terrorismo e autoritarismo padronale e tra difesa dei lavorato ri contro i licenziamenti ingiustificati e difesa collettiva sia di violenti sia di estranei alla violenza. Cosicché la battaglia ideale contro il terrorismo fu, con fatica e penosi ballettini in- telletualistici, appena tentata dai sindacati periferici e la batta glia per strappare alla FIAT la bandiera di difensore di una pace sociale, ch ’ è difesa dagli elementari diritti della conviven za civile, prima che politica, fu perduta in partenza. C ’ è un evidente rapporto tra un simile comportamento e quello mani festato nel corso delle vicende più recenti? È indubbio che il passaggio dall ’ annuncio dei licenziamenti (unitamente al per seguimento di una strategia precisa di condizionamento sulla politica monetaria) a quello della cassa integrazione in conco mitanza della crisi governativa è stato un altro atto del com portamento politico di un attore economico impegnato — questo è sfuggito ai più — in una affannosa ricerca di una le gittimità che non gli aveva dato l ’ avventura senatoriale del rampollo incapace. Questa legittimità doveva essere ricercata in primo luogo tra i lavoratori stessi, nella ripresa di una stra tegia aziendalistica dinanzi al dilagare di comportamenti so ciali non negoziabili e sindacalmente rappresentabili, e in se condo luogo tra l ’ opiniqne pubblica, come strumento di pres sione sui pubblici poteri per ottenere le risorse necessarie per la ripresa. Il management scambiava con il governo il disinne scamento di una miccia pericolosa per la pace sociale (e per le fortune elettorali anche di un parte della classe politica gover nativa), quale era quella dei licenziamenti di massa contro la ventilata ipotesi di un piano di riconversione fondato su consi stenti interventi di sostegno da parte dello stato. Una prova di forza solo apparente, del resto, che rendeva manifesta la per duta centralità della FIAT e sulla quale già dicemmo. Il pas saggio dai licenziamenti alla cassa integrazione era da un lato un segno di questa ricerca di una nuova legittimazione mana geriale (del resto Romiti sostituiva non soltanto un senatore deluso ma anche un proprietario-dirigente bocciato agli esami della direzione d ’ una grande organizzazione) e dall ’ altro lato il tentativo di porre il sindacato dinanzi all ’ alternativa di sceglie re tra la radicalizzazione della lotta e la trattativa sui contenu ti dell ’ intervento di sostegno e della stessa cassa integrazione. Questo era il terreno dello scontro: esso, ormai, era dive nuto scontro politico e non più puramente rivendicativo e sin dacale nel senso più ristretto del termine. Richiedeva quindi una visione all ’ altezza*del ruolo che il sindacato oggi ricopre: di attore politico, appunto. Richiedeva che al centro della bat taglia per la difesa del posto di lavoro fossero posti conte stualmente i problemi dello sviluppo produttivo e del cambia mento organizzativo nel luogo di produzione, i problemi del piano auto e di una finalizzazione della mobilitazione verso obiettivi, sia di lungo (la programmazione) sia di breve perio do (la difesa delle conquiste realizzate nel corso degli ultimi
120
Made with FlippingBook - Online Brochure Maker