Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

tra le parti: rimaneva, dunque, e dava ossigeno all ’ azienda, consentiva ad essa di continuare ad illudersi che la via della ri duzione dei costi da lavoro fosse una panacea dalla quale par tire. Sicuramente la FIAT contava e conta sul fatto che la clau sola della riassunzione dopo un lasso di tempo concordato si frantumi dinanzi alle pressioni individuali tese alla ricerca di altre soluzioni, reintroducendo i licenziamenti in modo surret tizio. Ma sta al sindacato e al movimento operaio nel suo complesso impedire ciò, instaurando un confronto continuo con i lavoratori, recuperando i frustrati e conquistando gli in soddisfatti, andando avanti verso una maggior democrazia e una riclassificazione dei suoi obiettivi rivendicativi. Grande importanza ha, a questo proposito, la forza che si sarà capaci di esprimere proprio in merito a una questione sempre più centrale: un intervento pubblico finalizzato e non discrezionale diretto a risolvere, sì i problemi del settore, ma con vincoli dettati da criteri di produttività sociale e finalmen te rapidamente approvati dagli organi legislativi. IV. Credo che non si possa concludere questa breve nota senza ricordare brevemente alcuni problemi che sono emersi nel corso della lotta alla FIAT. Faccio riferimento, soprattut to, a due questioni: l ’ eterogeneità delle logiche rivendicative e della stratificazione sociale della popolazione lavoratrice; il rapporto esistente oggi nel movimento operaio tra ricerca sociale e decisioni politiche. L ’ eterogeneità dell ’ azione sociale è emersa nettamente nel divario verificatosi tra quadri, impie gati e settori specializzati della classe operaia. Credo che que sto sia il riflesso non soltanto di un puro e semplice rispec chiamento delle divisioni di status e di reddito presenti tra i la voratori dipendenti. Essa è piuttosto l ’ intreccio tra questi fat tori strutturali e l ’ impossibilità per i settori della classe operaia che si sentono rappresentati dalle organizzazioni sindacali, di unificare attorno alle strategie prevalenti di queste ultime la maggioranza dei lavoratori dipendenti. Anzi, tali strategie, ancora tenacemente perseguite dal «sindacato periferico», si rivelano sempre come uno dei fattori prevalenti di divaricazio ne dei comportamenti degli attori sociali. In questo senso la «marcia» dei capi non è altro che la punta di un iceberg e, quindi, uno dei fenomeni più evidenti di questa eterogeneità dei fini e della stratificazione sociale. I vertici confederali com prendono la necessità di iniziare a promuovere una nuova e diversa selezione degli interessi rappresentabili. La vicenda FIAT dimostra la difficoltà di rendere generalizzabile in tutto il sistema organizzativo sindacale la nuova strategia già da tempo enunciata dai vertici confederali e la crisi di rappresen tanza che investe sia il sindacato sia i partiti di massa. In secondo luogo occorre sempre ricordare che molti di questi aspetti emersi nel corso della lotta erano al centro dell ’ inchiesta di massa sugli orientamenti dei lavoratori FIAT scientificamente diretta da Alberto Baldissera con la collabo- razione di Sergio Scanuzzi e di Pino Gangemi, sulla base di un ’ attività di ricerca sociale sulla classe operaia dell ’ istituto

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