Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

cosa distingue la condizione del consumatore da quella del la voratore subordinato? Solo la coscienza (cioè: la non coscien za) della subalternità; la non coscienza dell ’ identità di una condizione “ strutturale ” complessiva, che con modi tecnica- mente diversi ripete e perpetua, nelle due fasi del lavoro e del consumo, i meccanismi di sfruttamento». La conclusione di Ghidini è che i lavoratori, «come lavo ratori consapevoli della comunanza strutturale di tale condi zione con la (loro stessa!) condizione di consumatori, possono arricchire e allargare la loro azione collettiva (sindacale e poli tica) nei confronti dell ’ apparato datori di lavoro-produttori: a sua volta, ovviamente, da considerare in termini struttural mente unitari». E una conclusione che viene variamente arti colata: leggo, ad esempio, che, «come i sindacati, insomma, contrattano anche a livello aziendale “ la salute in fabbrica ” , così essi potrebbero e dovrebbero — nella prospettiva di una identificazione strutturale fra lavoro e consumo — contratta re, anche a livello aziendale, la salute fuori della fabbrica». La proposta appare antitetica a quella di Ruffolo: è la pro posta di una democrazia dei consumatori assorbita entro la democrazia dei produttori. Ogni problema, allora, anche quello della protezione dei consumatori, deve essere affronta to dal punto di vista dell ’ offerta? Ammetto d ’ avere nutrito, fi no a qualche tempo fa, analoga opinione. Ora mi sembra un ’ opinione troppo radicale, da mitigare. E non solo per la ragione, sulla quale poi Ghidini si sofferma, che il sindacato non è ancora sufficientemente sensibile ai problemi del consu mo o che è troppo gravato da altri più pressanti compiti per farsene pienamente carico. Penso ora che una democrazia dei consumatori possa com binarsi con la democrazia dei produttori. Si deve certo rifiuta re, con Ghidini, di concepire una «classe di consumatori» di stinta dalla «classe dei lavoratori». Ma ciò non significa rifiu tare più forme di rappresentanza organizzata degli interessi di una medesima classe. Partiti, sindacati, cooperazione sono al trettante espressioni, ormai storiche, di questa pluralità: per ché non accettarne di nuove? Il «consumatore collettivo» può essere un soggetto pubbli co, un intermediario pubblico fra imprese e consumatori sin goli, come propongono gli economisti della «Rivista trime strale»; e, sotto questo aspetto, la democrazia dei consumato ri sarà un allargamento della «democrazia dei cittadini». Ma può essere anche, senza che una soluzione implichi esclusione dell ’ altra, un soggetto sociale: può essere un soggetto sociale che tuteli il soddisfacimento dei bisogni dal punto di vista del l ’ offerta sul mercato, come è nella negoziazione sindacale de gli investimenti; può essere altresì, come nella proposta di Ruffolo, un soggetto sociale che al medesimo obiettivo con corra dal solo punto di vista della domanda. In un simile discorso il ruolo della cooperazione è intuiti vo: essa è, al tempo stesso, soggetto programmatore dell ’ of ferta (cooperazione di produzione e lavoro) e soggetto pro grammatore della domanda (cooperazione di consumo). E l ’ importanza che il suo ruolo può assumere appare ancor più evidente se si considera che essa non è l ’ una e l ’ altra cosa sepa ratamente, ma può svolgere coordinatamente le due funzioni nell ’ unità organizzata del movimento cooperativo.

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