Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

l ’ autogestione cooperativa se non si ha riguardo, oltre le sin gole unità cooperative, alla loro organizzazione collettiva, alle loro associazioni nazionali, che sono la loro guida unitaria, il «cervello» che elabora una politica economica cooperativa e la traduce in proposte operative. Ma neppure si può compren dere l ’ intima essenza delle associazioni cooperative se non si considera ciò che l ’ autogestione rappresenta a livello delle sin gole unità produttive o di scambio. Valga l ’ ormai lunga e plurinazionale tradizione del movi mento cooperativo. In Gran Bretagna opera, da oltre un seco lo, l ’ «Unione cooperativa»: la sua funzione è di «coordinare e consigliare le cooperative britanniche e di agire come loro portavoce». Ecco, nel linguaggio dell ’ «Unione» britannica, quale è la sua funzione di «rappresentanza» del movimento cooperativo: i suoi pareri sulla cooperazione o sui temi econo mici o politici generali «sono considerati come esternazione dell ’ opinione dell ’ intero movimento cooperativo britannico»: essa, insomma, permette alle imprese cooperative di «parlare una sola voce negli affari nazionali cooperativi». Attraverso un suo interno dipartimento, detto «partito cooperativo», co stituito nel ’ 17, mantiene rapporti permanenti con il Partito laburista, fino al sostegno elettorale a candidati di questo par tito politico, qualificati come candidati «appoggiati dal movi mento cooperativo». Ma un punto appare fermo: l ’ «Unione cooperativa» consiglia le singole cooperative, ma «non ha il potere di costringere le società a conformarsi alla politica na zionale, può solo usare una persuasione morale». Ciò vale an che per le deliberazioni del congresso: «le singole società sono invitate a conformarsi alle decisioni del Congresso, non sono però costrette giuridicamente ad uniformarsi». Sono parole limpide e chiare: tradotte nei termini del no stro linguaggio politico-economico, significano che l ’ associa zione nazionale elabora, con il concorso delle imprese associa te, linee di programmazione dello sviluppo della cooperazione che assumono il carattere della programmazione solo orienta tiva; formula, anche in rapporto a determinati settori di inter vento della cooperazione o, al limite, in rapporto a singole imprese (o a singoli consorzi), proposte di politica economica o, più specificamente, proposte di sviluppo aziendale che han no tutta l ’ autorevolezza che può derivare dal prestigio e dalla rappresentatività dell ’ associazione nazionale, e che possono essere altresì accompagnate, come dicono gli inglesi, da un ’ opera di «persuasione», ma che non assumono mai, né possono assumere, il carattere di direttive vincolanti, che le singole imprese (o i loro consorzi) siano, formalmente, tenute ad osservare. Negli statuti delle nostre associazioni nazionali ritroviamo, anche se non con altrettanta limpidezza, equiva lenti proposizioni. Così, per lo statuto della Lega, compito dell ’ associazione nazionale è di «coordinare, disciplinare e controllare le iniziative e il funzionamento degli organismi cooperativi». Ma lo statuto indica il fine di questa attività svolta dall ’ associazione in rapporto ai singoli organismi coo perativi e ne indica, altresì, la modalità: il fine è di «assicurare l ’ armonica realizzazione delle loro attività e il rispetto dei principi della cooperazione e della mutualità»; la modalità è espressa nell ’ inciso «secondo i principi dell ’ autogestione».

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