Problemi della transizione 1981

Democrazia al plurale L ’ associazione, dunque, dirige (ossia «coordina, disciplina, controlla») le iniziative e il funzionamento delle imprese coo perative, ma secondo i principi dell ’ autogestione: esercita, in altre parole, il massimo di direzione che appaia compatibile con l ’ autogestione delle imprese associate. Nel principio di autogestione, che attiene all ’ essenza del l ’ impresa cooperativa, è il limite al potere di direzione dell ’ as sociazione cui l ’ impresa aderisce. Autogestione significa, all ’ interno di ciascuna cooperativa, partecipazione dei lavora tori o degli utenti soci alla gestione dell ’ impresa; ma significa, nei rapporti di ciascuna cooperativa con il movimento orga nizzato, autonomia decisionale dell ’ impresa. Superare questo limite, fino a consentire all ’ associazione di impartire alle sin gole imprese (o ai loro consorzi) direttive vincolanti di politica economica, equivarrebbe a negare il concetto stesso di coope razione. Questo ne verrebbe snaturato: le singole imprese ver rebbero a collocarsi, rispetto all ’ associazione, in una condizio ne analoga a quella di una comune impresa capitalistica che, in forza di vincoli contrattuali, sia assoggettata al controllo di una holding-, e l ’ associazione diventerebbe, essa stessa, un ’ im presa — un ’ impresa holding, appunto — posta a capo di un gruppo imprenditoriale, entro il quale i singoli organismi (non più) cooperatori assumerebbero il carattere di «società ope ranti». Contro una simile ipotesi non militano solo le indica zioni di legge e le disposizioni statutarie, preclusive per le as sociazioni di rappresentanza del movimento cooperativo dello svolgimento di attività economiche (quale è l ’ attività di una capogruppo); milita anche, e soprattutto, la reale autonomia decisionale delle singole cooperative. E chi ha conoscenza di retta del mondo della cooperazione sa quanto ciascuna coope rativa sia gelosa della propria autonomia di iniziativa e di de cisione. Ai problemi di comprensione del fenomeno cooperativo si uniscono, a questo punto, quelli che attengono al suo ulterio re sviluppo, il quale dipende dall ’ equilibrio raggiunto fra le esigenze, da un lato, di autogestione dell ’ impresa cooperativa e quelle, dall ’ altro lato, di autogoverno del movimento orga nizzato. Il punto di equilibrio ottimale sta nella capacità delle associazioni di sviluppare al massimo la propria funzione di guida e di orientamento del movimento cooperativo, fino a suscitare l ’ adesione spontanea delle singole imprese alle linee di politica economica elaborate. E l ’ equilibrio sarà, anche nei fatti, un effettivo equilibrio, l ’ autogestione delle imprese non entrerà in conflitto con l ’ autogoverno del movimento, a con dizione che le associazioni sappiano adeguare la propria inter na organizzazione e i metodi di formazione delle proprie deci sioni a principi di reale autogoverno, fondato sulla più estesa democrazia interna. Il carattere di adesione spontanea, e non coattiva, dell ’ adesione delle singole imprese alle decisioni di politica economica dell ’ associazione è solo un fatto formale, a salvaguardia dell ’ autogestione cooperativa: perché la sponta nea adesione effettivamente si produca — perché l ’ autogestio ne delle imprese, in altre parole, si armonizzi con l ’ autogover no del movimento cooperativo — occorre che ciascun organi smo cooperativo associato possa sentire come propria, come formata con il proprio concorso, la politica economica elabo rata dalla «centrale cooperativa».

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