Problemi della transizione 1981
Democrazia al plurale
della spesa pubblica, da attuare con la sola manovra dei flussi finanziari. Ma la programmazione della domanda è proprio il massimo di produzione programmata che sia compatibile con il mercato? è, in un discorso sul «mercato socialista», il massi mo di socialismo possibile in una economia non statizzata? È giusto non sopravvalutare le capacità dello Stato di diri gere lo sviluppo (e proprio questa sopravvalutazione ha ali mentato, fino a ieri, le nostre deludenti esperienze di pro grammazione dei flussi finanziari); è degno della massima considerazione lo sforzo di individuare entro la società civile altri soggetti di programmazione. Ma la democrazia dei con sumatori organizzati non può essere il solo risultato di questo sforzo: ben altre forze bisogna mettere in campo se si voglio no combattere squilibri e inefficienze del mercato capitalisti- co, siano esse di fonte interna o di fonte internazionale. E mi riferisco a forze che nel mercato agiscono anche dal punto di vista dell ’ offerta, non solo da quello della domanda. Il «mer cato socialista», del quale scrive Ruffolo, non comprende an che il mercato del lavoro? o questo va visto, pur entro un mercato «socialista», solo come scambio di forza lavoro con tro salario? L ’ esperienza del sindacalismo italiano ha mostrato che an che la democrazia dei produttori può combinarsi con le regole del mercato; che la partecipazione dei lavoratori alla organiz zazione economica del paese, secondo la nota formula costitu zionale, non richiede interventi legislativi, sospensivi del mer cato, ma può svolgersi nelle forme della negoziazione, ossia secondo le regole del mercato. La negoziazione sindacale degli investimenti, e non solo del salario (soprattutto se negoziazio ne congiunta, su un medesimo piano di trattativa, degli uni e dell ’ altro) è programmazione dell ’ offerta, ossia del «che cosa», del «quanto», del «come» e del «dove» produrre; ed è, proprio perché negoziazione, programmazione coerente con le regole del mercato, della quale le parti possono in ogni mo mento verificare, ciascuna al vaglio delle proprie responsabili tà, gli obiettivi e le compatibilità, nonché i relativi tempi e modi di attuazione. Non facciamoci catturare da certa logica padronale, que sta sì sospensiva del mercato, che punta ad un mercato imper fetto, limitato ad una sola classe di soggetti economici: agli imprenditori e non anche ai lavoratori. Questo si pretende quando, da parte padronale, si lamenta che il mercato del la voro è basato solo sui «rapporti di forza» e si invoca, a danno dei lavoratori, l ’ «intervento legislativo»: non si chiede il ri spetto del mercato ma, tutto all ’ opposto, una sua parziale soppressione. Parliamo, allora, di «mercato socialista», e includiamovi, quale sua originale componente, la democrazia dei consuma tori, la programmazione sociale della domanda. Ma il concet to di «mercato» non induca a ingiustificate concessioni: sarà un mercato «socialista» se in esso i lavoratori sapranno svi luppare, secondo le regole del negoziato, la loro capacità di orientare lo sviluppo. Un mercato, all ’ opposto, che neghi loro questa possibilità di influire sull ’ offerta non solo non è un «mercato socialista», non è neppure un mercato.
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