Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Socialismo e rapporti di

Mentre la sinistra discute, in occidente, sugli «elementi di socialismo» da introdurre nell ’ economia di mercato, fino a prefigurare un ipotetico «mercato socialista», nei paesi socia listi dell ’ est europeo si sta percorrendo un cammino inverso: si introducono elementi di mercato entro una economia pianifi cata. Vogliamo tentare un primo confronto fra le nostre rifles sioni e le altrui prospettive? Delimitiamo, anzitutto, la materia del confronto. Non ba sta, a fare un mercato, l ’ esistenza di una pluralità di imprese dotate di una più o meno estesa autonomia decisionale rispet to allo Stato e poste in grado di agire in competizione tra loro. Questa è una condizione necessaria per instaurare un merca to, ma non è ancora una condizione sufficiente. E una condi zione garantita nell ’ economia sovietica e solennemente dichia rata nell ’ ultima Costituzione, che colloca tra i suoi principi fondamentali quello della «combinazione» fra pianificazione statale centralizzata e autonomia decisionale delle imprese, e individua il criterio di questa combinazione nel «calcolo eco nomico» degli utili e delle perdite. All ’ antico rapporto di su bordinazione delle imprese agli organi statali di piano è così sostituito un rapporto dialettico, che abilita le imprese a di scutere le direttive di piano ed a sollecitare le modificazioni che il calcolo degli utili e delle perdite rende necessarie. Ciò può evitare che la pianificazione statale centralizzata degeneri in governo burocratico dell ’ economia; non può, pe rò, scongiurare il rischio che l ’ autonomia decisionale delle im prese degeneri, a sua volta, in governo tecnocratico delle unità produttive. Un ’ altra condizione è necessaria per costituire un mercato: bisogna che tutte le funzioni del processo economi co, e non solo la funzione imprenditoriale, siano organizzate secondo regole di mercato. Mi riferisco ai rapporti di finan ziamento delle imprese (mercato del risparmio), ai rapporti fra imprese e consumatori (mercato del consumo); e mi riferi sco anche ai rapporti che investono l ’ erogazione della forza la voro (mercato del lavoro). Marx scriveva che la funzione imprenditoriale è necessaria in ogni modo di produzione combinato. Il rovescio di questa valutazione è che la separazione del lavoratore dal controllo dei mezzi di produzione è, in ogni modo di produzione combi nato (e tutt ’ oggi non ne esistono altri né all ’ ovest né all ’ est), un dato di fatto che si potrà attenuare e ridurre (ad esempio, con l ’ autogestione in atto nella Jugoslavia), ma non eliminare. E allora si comprende che parlare di mercato del lavoro ha senso anche nei paesi socialisti; che neppure là si può negare ai lavoratori la possibilità di negoziare le condizioni e il prez zo di erogazione della forza lavoro. Questo è, precisamente, il senso della battaglia combattuta e vinta dagli operai polacchi per un sindacato indipendente e per il diritto di sciopero. L ’ ostacolo che si è frapposto in quei paesi all ’ instaurazione di un mercato nel significato più esteso dell ’ espressione è stato la convinzione della necessaria unità organizzativa, rappresen tativa e operativa della classe operaia. Questa unità indivisibi le doveva essere lo Stato, e non poteva essere che lo Stato. Il socialismo si doveva costruire con la formula: statizzazione dell ’ economia più socializzazione della politica. La socializza zione della produzione doveva conseguire alla partecipazione

mercato

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