Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
rigidità della congiuntura internazionale e dei consumi impro duttivi, bisogna ridurre la quota di reddito conquistata dai la voratori, cioè i salari — o l ’ occupazione — e i consumi socia li; e questa naturalmente è l ’ austerità dei padroni. Al contrario i lavoratori, pur consapevoli che è necessario rilanciare l ’ accumulazione per investire nella produzione, sono in primo luogo interessati ad una più giusta ed equilibrata ri partizione internazionale delle risorse (che nei paesi arretrati sostituisca l ’ intervento produttivo alla rapina delle materie prime) ed in secondo luogo hanno interesse ad espandere i consumi sociali a spese dei consumi improduttivi, intervenen do così a cambiare lo stesso mercato capitalistico e i rapporti politici nella società: e questa è l ’ austerità popolare, non una proposta di risparmi a breve termine, ma una vera e propria strategia di rinnovamento e di trasformazione della società. In un ’ ottica filtrata dalle conoscenze più che dalle convin zioni, che non isoli le scienze dell ’ uomo dimenticando quelle della natura, nella proposta dell ’ austerità popolare si sarebbe ro colti non i sacrifici che i lavoratori fanno da sempre, ma le contropartite che si stanno faticosamente conquistando, non un ’ immaginaria e indiscriminata rinuncia al benessere, ma il preciso rifiuto di quel benessere di cui alle masse toccano sol tanto le briciole e talvolta nemmeno quelle; non, infine, la spinta a rimettere in piedi il meccanismo capitalista in crisi per ricavarne vantaggi marginali ai lavoratori, ma l ’ impegno alla trasformazione delle strutture economiche patologiche, arre trate, ingiuste, che rappresentano le cause della crisi da com battere. scorgere i valori dinamici e vitali esistenti nella proposta della «austerità per cambiare l ’ Italia», che è stata criticata o attac cata dagli intellettuali di sinistra di formazione umanistica con significativa unanimità, da Bobbio ad Asor Rosa. Sarebbe pe rò insincero fingere di dimenticare che fra gli stessi quadri poli tici comunisti, la linea dell ’ austerità popolare ha attecchito su perficialmente e ne sono state prevalentemente ricordate le og gettive difficoltà o peggio alcune controproducenti applicazio ni burocratiche: così al «rigore» raccomandato dalla propo sta, si è rapidamente contrapposta la necessità di non cadere nel «rigorismo», con una tipica conclusione «all ’ italiana» del la vicenda. L ’ accantonamento della politica di austerità popolare ha rappresentato oltre a tutto anche una occasione mancata per riproporre al Paese più conoscenze che convinzioni, una cultu ra della natura e non solamente dell ’ uomo. Proprio fra gli in tellettuali di formazione tecnico-scientifica la proposta dell ’ au sterità aveva suscitato interesse e consensi: per la prima volta la specificità disciplinare diventava per essi non un elemento di oggettività, di neutralità al disopra della mischia, ma al contrario un fattore di politicizzazione e di impegno sociale. La specificità disciplinare costringeva ingegneri ed ecologi, L ’ ottica deformata della cultura prevalente non ha saputo
5. Austerità e questione
culturale
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