Problemi della transizione 1981
Le guerre socialiste
AB o AC) 10 11 hanno interessato nazioni che occupavano una posizione periferica nel blocco (o paesi la cui appartenenza al blocco, come nel caso di Israele o del Sud Africa, era addirit tura incerta); c) che nei casi in cui le grandi potenze di un blocco sono state coinvolte in conflitti con paesi dell ’ altro blocco (come gli USA in Corea e in Indocina), il coinvolgi mento non è mai avvenuto simultaneamente per le massime potenze dei due blocchi (che hanno sempre evitato scrupolosa mente qualsiasi confronto diretto). Queste considerazioni por tano a ritenere che i conflitti tra appartenenti ad uno stesso blocco lungi dall'essere un ’ anomalia o un ’ eccezione" costitui scano un fenomeno frequente o addirittura dominante. Prima di passare a considerare l ’ argomento specifico di queste note e cioè il problema dei fattori che determinano la possibilità e la frequenza delle guerre tra paesi appartenenti al blocco socialista è opportuno fare una breve digressione sul modo, in cui il problema delle guerre e degli elementi struttu rali che tendono a determinarne il ripetersi è stato posto all ’ in terno della tradizione culturale del movimento comunista. Sull ’ argomento specifico delle guerre tale tradizione è par ticolarmente inadeguata. Se si vuole sfuggire al duplice rischio di essere troppo spesso colti di sorpresa da avvenimenti che pure tendono a ripetersi con una certa frequenza o di finire per vedersi costretti ad adottare le interpretazioni e le valuta zioni degli altri è necessaria una radicale operazione di critica delle semplificazioni ideologiche che tuttora influenzano tanti giudizi, di ricognizione dei dati concreti della questione e di individuazione, a fianco delle infinite particolarità storiche, di alcuni fattori permanenti e di alcune regolarità. Solo attraverso questa operazione critica si può giungere
sione, almeno morale, di almeno un paese dal blocco quando scoppia una guerra, è uno degli esercizi cui si ap plicano spesso gli apparati di propa ganda dei paesi belligeranti, che cer cano di conquistarsi la solidarietà de gli altri paesi del blocco. Un caso li mite di questo tipo di atteggiamento è quello che tende a negare la possibili tà stessa di guerre tra paesi socialisti. Partendo dalla premessa che un paese socialista è necessariamente pacifico si può arrivare ad una delle seguenti conclusioni: a) che se un paese è ag gressore non è socialista; b) che se un paese è socialista non è aggressore. Entrambi i risultati possono essere facilmente combinati in uno stesso esercizio propagandistico.
10 Nella classificazione che abbiamo fatto mancano conflitti del tipo BC. Per i motivi già accennati, sia la So malia che l ’ Afghanistan sono stati as segnati al blocco socialista, mentre si è trascurato il fatto che al momento dell ’ intervento sovietico nel 1956 il governo ungherese si era ritirato dal Patto di Varsavia. Nessuna classifica zione è ovviamente neutrale e quelle proposte sono certamente criticabili. Mi sembra comunque che classificare come infrasocialisti anche tali conflit ti aiuti a scoprire alcuni aspetti rile vanti sia degli stessi conflitti sia so prattutto del potenziale di conflitto insito nei rapporti tra paesi so cialisti. Vale la pena di notare che l ’ interpretazione che i sovietici danno del conflitto afghano da un lato tende a collocarlo nella classe AB (come conflitto antimperialista) e dall ’ altro nella classe BB (come affare interno al loro blocco). 11 O addirittura un controsenso, co me vorrebbero alcuni che non appena scoppia un conflitto tra paesi dello stesso blocco si domandano quale dei due paesi sia uscito dal blocco ed in quale blocco si sia spostato. L ’ espul
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