Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ad ottenere interpretazioni efficaci degli avvenimenti e previ sioni ragionevoli sul corso degli stessi che consentano di impo stare in termini coscienti e lungimiranti strategie volte a ridur re i rischi di guerra in tutti i comparti in cui si manifestano. La riflessione in termini generali sul problema della guerra da parte dei comunisti continua ad essere fortemente influen zata dalle tesi che Lenin ha formulato in L'imperialismo fase suprema del capitalismo. Tali tesi sono state ripetutamente aggiornate e in alcuni casi rovesciate, senza però che se ne ne gasse il punto di partenza fondamentale e cioè che nell ’ epoca moderna le guerre sono univocamente un prodotto dell ’ impe rialismo. Molto schematicamente, si possono individuare le seguenti fasi nell ’ evoluzione della visione dominante tra i comunisti ri guardo al problema della guerra. Fino al termine della secon da guerra mondiale domina la tesi dell ’ inevitabilità delle guer re interimperialiste (cioè delle guerre tra nazioni capitaliste) e della tendenza di tali guerre a generalizzarsi. Dopo il 1945 la tesi dell ’ inevitabilità delle guerre interim perialiste e più in generale delle guerre su scala mondiale viene abbandonata. Tale mutamento viene motivato: a) con il fatto che la formazione di un campo socialista in grado di appog giare le forze rivoluzionarie nei paesi capitalisti costituisce una minaccia per la sopravvivenza di questi nel caso di una guerra interimperialista generalizzata; b) con il fatto che la forza mi litare e la disponibilità di un deterrente atomico rendono ri schioso lo scatenamento di guerre da parte di coalizioni di na zioni imperialiste contro il blocco socialista. L ’ associazione esclusiva tra imperialismo e guerra rimane comunque, e trova una conferma nel fatto che nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale la grande maggioranza delle guerre sono guerre di liberazione nazionale dal dominio (più o meno diretto) di potenze imperialiste. Il coinvolgimento diretto o indiretto di paesi socialisti in queste guerre non sem bra costituire un problema in quanto sembra naturale l ’ allean za tra paesi socialisti e movimenti di liberazione nazionale e in quanto si ritiene che la affermazione delle forze antiimperiali- ste e l ’ espansione del campo socialista significhino l ’ allarga mento di una sfera di relazioni pacifiche e contribuiscano a di minuire il rischio di guerre sia locali sia generalizzate. Tale posizione contiene, più o meno esplicitamente formulata, la tesi secondo la quale l ’ eventuale intensificarsi di guerre antiim- perialiste significa l ’ accelerazione della fase di transizione ad un ’ epoca più pacifica (riemerge la tesi ricorrente nei secoli, se condo la quale le guerre del presente servono ad eliminare la possibilità di guerre future e sono l ’ introduzione ad un ’ era di pace). La tesi che vede nell ’ imperialismo l ’ unico fattore che, in ul tima analisi, determina lo scatenamento delle guerre resiste anche all ’ intensificarsi della frequenza delle guerre tra paesi socialisti. Essa riappare quando tali guerre vengono ricondot te esclusivamente o principalmente alle eredità lasciate dall ’ imperialismo (in termini di questioni nazionali irrisolte, di confini statali non corrispondenti a confini etnici, di degrada zioni o devastazioni ereditate da precedenti conflitti). Tutti questi elementi e questi fattori sono certamente rilevanti e

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