Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
menti basati essenzialmente su parametri geopolitici, ovvero di politica di potenza, piuttosto che su ipotesi o opzioni di egemonia culturale e ideologica. Il che naturalmente induce gli ambienti governativi delle due superpotenze a compiere anali si che sono di tipo «regionale» più che analisi dei rapporti «bilaterali» nei confronti dei singoli Stati interessati e dei loro sistemi politico-sociali. Si tratta cioè di valutazioni di tipo orizzontale, piuttosto che verticale. Sia detto per inciso, ma credo che una tendenza di questo genere si avverta anche nella lettura che le due superpotenze svolgono nei confronti dei Paesi europei: anche in quest ’ area, infatti, esse privilegiano l ’ esame dei rapporti di scacchiere piuttosto che i rapporti bilaterali intergovernativi. Da questi comportamenti di metodo scaturiscono alcuni dei più vistosi limiti di informazione e di interpretazione che sia gli USA sia l ’ URSS hanno commesso e stanno tuttora com mettendo, oltre che verso il nuovo Iran, anche nei confronti dell ’ insieme dei Paesi dell ’ area in questione. Partendo da sif fatte considerazioni iniziali, cui tutta una recente letteratura di politica internazionale, soprattutto di fonte americana, sta cercando di dare corpo per un ’ interpretazione più specifica de gli avvenimenti attraverso una produzione attenta e vasta, ho cercato di ritrovare nella concettualizzazione globale della po litica estera delle superpotenze — in particolare nella tradizio ne culturale statunitense, di cui conosco meglio i tratti — le matrici storico-strutturali dell ’ attuale atteggiamento della Ca sa Bianca e del Cremlino verso i paesi del Golfo. Ho cercato cioè di verificare all ’ interno di un impianto teorico del sistema internazionale, che è quello uscito dalla seconda guerra mon diale, basato sui cardini della categoria del «bipolarismo» e sul suo faticoso funzionamento, le cause della attuale crisi nel l ’ area che qui ci concerne e di cui l ’ Iran è tanta parte. 2. Ma prima di rappresentare questo modello, vorrei bre vemente ricordare i tratti, forse i più singolari, nel comporta mento americano e sovietico negli ultimi tre anni di fronte all ’ esplodere della rivoluzione iraniana. Essi potrebbero essere sinteticamente definiti con un ’ unica costante, vale a dire con la straordinaria incapacità percettiva di entrambe le superpotenze verso l ’ evoluzione politica del Golfo. Si pensi in primo luogo alla sorpresa assoluta che ha colpito soprattutto gli USA, ma parzialmente anche l ’ URSS, di fronte agli avvenimenti che si sono succeduti a Teheran, e specialmente di fronte ai caratteri specifici che hanno definito quella rivoluzione. La mancata percezione del livello di esplosività del sistema politico sociale e culturale iraniano da parte degli USA, che pure potevano contare su una presenza nel Paese estremamen te massiccia di osservatori distribuiti in tutti gli ambienti e set tori della vita pubblica, è stata pressoché totale. Ma non basta, vi è un secondo elemento da evidenziare: passato il momento della sorpresa, ci si è trovati, sempre da parte americana, di fronte ad una impensabile impotenza nel la capacità di elaborare una risposta tesa a limitare al minimo le perdite di carattere politico, militare e anche economico che
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