Problemi della transizione 1981

L ’ Iran e le superpotenze

dalla rivoluzione iraniana sarebbero potute derivare. Carter, dopo alcuni blandi tentativi, nel 1977, di «demo cratizzare» il sistema poliziesco e repressivo iraniano attraver so una pur tenue applicazione della politica dei diritti umani, nel novembre di quello stesso anno decide quasi all ’ improvvi- so di adottare in blocco la «dottrina Nixon» e le correlate tesi di Kissinger (che l ’ ex segretario di Stato ha ancor recentemen te riproposto) le quali affidavano in permanenza all ’ Iran il ruolo di «gendarme del Golfo», collegando questo ruolo all ’ erogazione di consistenti appoggi finanziari, tecnologici e militari. Manifestazione palese di questa scelta fu la particola re solennità, e calore, con cui il presidente Carter ricevette, nel novembre 1977, alla Casa Bianca, lo Scià in visita di Sta to. Quando pochi mesi dopo, nella primavera del 1978, iniziò il periodo di aspri conflitti interni che hanno preceduto la ca duta del regime imperiale a Teheran, gli USA non furono in grado di valutare né la capacità di tenuta della monarchia né quella dell ’ esercito, e nemmeno il possibile ruolo alternativo o almeno di supplenza che avrebbero potuto giocare i laici mo derati. Ad esempio, Washington avallò più o meno in buona fede, ma per parecchio tempo, la tesi dello Scià, che vi fosse dietro le manifestazioni di piazza una spinta proveniente dal Tudé, in un momento in cui invece questo partito svolgeva un ruolo assolutamente insignificante. Peraltro, un errore dello stesso tipo, seppure in misura meno importante, è stato com piuto anche dall ’ URSS, che mantenne un atteggiamento so stanzialmente imparziale e neutrale per un lungo periodo, di mesi, e perfino dalla Repubblica Popolare Cinese che, proprio nelle ultime settimane di presenza dello Scià a Teheran, non rinviò una visita di Stato del presidente Hua Guo Feng, il qua le addirittura prolungò di un giorno la sua sosta nella capitale iraniana rispetto ai programmi concordati. 3. Perché dunque la percezione dei paesi occidentali, e in primo luogo delle superpotenze, è stata così limitata? Vi sono molte ipotesi che cercano di rispondere a un simi le interrogativo. Ne elenco quattro, pur premettendo che mi sembrano tutte poco convincenti rispetto al problema che ci siamo posti. Per quel che concerne, ad esempio, l ’ incapacità del governo americano a comprendere il carattere dei fermenti e delle tensioni interne all ’ Iran degli ultimi anni della monar chia, non mi sembra accettabile la tesi secondo cui il sistema di informazioni della CIA, privilegiando solo le relazioni con il personale dello Scià, si era organizzato in modo tale da non essere in grado di ottenere una più completa lettura della si tuazione. Né mi sembra soddisfacente la tesi di alcuni sovieto logi, tra cui in particolare Helène Carrère d ’ Encausse, i quali sostengono che l ’ Unione Sovietica fosse fin dall ’ inizio preoccu pata per il carattere islamico, nazional-religioso, della rivolu zione, e quindi per le possibili influenze di questa nei confron ti dei popoli mussulmani delle Repubbliche dell ’ Asia centrale sovietica. Neppure ritengo sostenibile l ’ ipotesi, meno diffusa ma ab bastanza suggestiva, secondo la quale la permanenza del vec chio ordine iraniano, il cui cardine era la monarchia con il suo apparato militare e repressivo, giovava a tutte le potenze del

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