Problemi della transizione 1981
L ’ Iran e le superpotenze
5. Le constatazioni che precedono, e che meriterebbero ben altra ampiezza di esame rispetto a quanto è possibile in questa sede, mi consentono di passare alla seconda parte del l ’ articolo, quella in cui mi propongo di tracciare le linee del l ’ architettura generale che fa da sfondo agli avvenimenti ira niani e che in qualche modo spiega i difetti o i limiti di perce zione e di comportamento che le superpotenze hanno manife stato e stanno tuttora manifestando. La seconda guerra mondiale aveva gettato le fondamenta e gli orientamenti geopolitici di quel sistema internazionale che è ormai definito come «sistema bipolare». Le due aree regio nali decisive, che facevano in qualche modo da garanzia e nel lo stesso tempo da terreno di conflitto del sistema bipolare, corrispondevano a quelle che erano state grosso modo le zone di influenza dei due nemici sconfitti, vale a dire da un lato la Germania (e quindi l ’ area di influenza nazista in Europa) e dall ’ altro lato del mondo il Giappone (e quindi l ’ Asia sud orientale). Alle potenze vincitrici (Stati Uniti, Unione Sovieti ca e Gran Bretagna) il resto del mondo veniva consegnato così com ’ era, senza particolari modifiche, mentre le due aree di conflittualità il cui assetto era tutto da determinare erano ap punto l ’ Europa e l ’ Asia orientale. Cosicché, ad esempio, altri nodi irrisolti, come la questione del Medio Oriente, sollevata alla fine della seconda guerra mondiale dall ’ esistenza di pro blemi nascenti o che si ripresentavano dopo il conflitto, si ri tenne di doverla confinare solo là dove vi era stata realmente una modifica di status, e cioè la Palestina. Si ritenne quindi, per molto tempo, e per le ragioni le più disparate, che il pro blema medio-orientale fosse essenzialmente una questione ara bo-israeliana. Il resto della regione medio-orientale, intesa in senso lato, comprendente cioè anche il mare Arabico, il Golfo, l ’ Iran, l ’ Afghanistan e, per certi aspetti, l ’ Africa orientale, rimase sot to l ’ influenza britannica, senza contestazione né da parte so vietica, né da parte americana. La guerra fredda che lacerò dopo di allora il mondo fu la conseguenza delle difficoltà di sistemazione delle due aree conflittuali maggiori, l ’ Europa e l ’ Asia orientale. Di qui una certa pendolarizzazione della politica estera USA nel trenten nio tra il 1945 e il 1975, fra una posizione di «Europa First» e un periodo in cui si ebbe un atteggiamento di «East Asia First». Nel quinquennio che va dal 1945 al 1950 l ’ attenzione fu rivolta sostanzialmente all ’ Europa: Yalta, Potsdam, e poi Mosca, Parigi, Londra nonché il Piano Marshall, la dottrina Truman, il blocco di Berlino, la costituzione della NATO, ecc. sono gli eventi politici e diplomatici che decidono l ’ asset to dell ’ Europa, che dopo quella data di fatto non si è più mo dificato. Nel 1949 si conclude tuttavia anche la guerra civile cinese con la vittoria dei comunisti di Mao Tse Tung sul Kuominx- tang di Ciang Kai-shek. L ’ anno successivo scoppia la guerra di Corea. Ecco che di nuovo l ’ attenzione e la percezione delle grandi potenze si spostano dall ’ Europa all ’ Asia orientale. La definizione degli equilibri in questa seconda zona conflittuale è però un ’ operazione molto più lunga e dolorosa che non la fissazione dell ’ equilibrio in Europa: essa sostanzialmente giun
167
Made with FlippingBook - Online Brochure Maker