Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
I poveri e la storiografia. Qualche riflessione in margine ad un recente convegno
zione tra qualche mese gli atti e affrontare co sì direttamente questi argomenti. Interessa, invece, tentare qualche riflessione più genera le, proprio a partire dalle tendenze emerse al convegno, sulle linee e gli indirizzi di un set tore di ricerca che, arrivato tardi, come si no tava, nel nostro paese, sta tuttavia maturando rapidamente. 2. Uno sguardo d ’ assieme alle relazioni presentate a Cremona suggerisce una prima valutazione, peraltro emersa anche in vivaci dibattiti durante il convegno: si è in genere ri servata maggiore attenzione all ’ organizzazio ne dell ’ assistenza, nei suoi aspetti istituziona li, come in quelli politico-sociali, rispetto alla ricostruzione delle condizioni materiali e della mentalità dei poveri. La ragione di questa tendenza, com ’ è ben noto, sta più che in una deliberata opzione metodologica in un ogget tivo dato di fatto: povertà e analfabetismo so no strettamente connessi, sicché i poveri non hanno prodotto testimonianze scritte sulla lo ro realtà, cui lo storico possa immediatamen te attingere. Per converso, gli archivi abbon dano di fonti relative ai miserabili redatte da chi povero non era: i gruppi sociali dirigenti hanno infatti visto con crescente preoccupa zione — almeno a partire dagli inizi dell ’ età moderna, cioè dal momento in cui gli indi genti sono stati percepiti come un pericolo per l ’ ordine pubblico costituito o come un ’ area da riconquistare ai valori ideologico- morali dei ceti dominanti — la presenza di masse in condizioni di miseria, sforzandosi perciò di elaborare progetti tendenti a riassor bire zone di potenziale conflittualità sociale. Insomma, essendo le testimonianze sui poveri prodotte da chi ad essi si accostava con diffi denza, sospetto, paura, o magari la volontà di riscattarli dal loro stato, ma comunque senza condividerne le condizioni, è più agevo le ricostruire le politiche di intervento sulla povertà che non il mondo della povertà. D ’ altra parte la storiografia ha già da tem po cercato di superare l ’ ostacolo che le fonti offrono alla conoscibilità degli strati subordi nati. Il volumetto del Gutton, che ancora oggi rappresenta la migliore sintesi disponibile in lingua italiana 1 , è stato nettamente diviso in due parti, la prima dedicata all ’ analisi della vita dei poveri, la seconda all ’ esame dell ’ at teggiamento della società verso di essi, nella convinzione che, disponendo dell ’ «immagine pubblica» degli indigenti, la descrizione del loro mondo venisse sottratta al condiziona mento che deriva dall ’ inevitabile utilizzazione
di Daniele Menozzi 1. Nel marzo scorso si è tenuto a Cremona il convegno di studi su Pauperismo e assisten za negli antichi stati italiani (sec. XV-XIX), cui sono intervenuti, accanto ad affermati studiosi stranieri, che già da tempo lavorano sull ’ argomento — B. Geremek, B. Pullan, J.S. Woolf, per citare soltanto gli autori dei saggi sul pauperismo inseriti nell ’ einaudiana Storia d'Italia — , anche numerosi ricercatori italia ni, con apporti, in genere, di buon livello scientifico. Non era, questa, la prima iniziati va presa nel nostro paese per discutere di una tematica che solo di recente, e a fatica, è en trata nella cultura storiografica italiana — al meno per quanto riguarda la produzione rela tiva all ’ età moderna e contemporanea, mentre un discorso diverso e più articolato, che però qui non intendiamo affrontare, occorrerebbe fare per quella sul periodo antico e medievale — . Infatti nel gennaio 1979 l ’ istituto universi tario europeo di Firenze aveva organizzato un colloquio su Pauvreté et développement ur- bain en Europe aux XVe-XVIIIe siècles — cui ha nel giugno scorso ha fatto seguito, come prosecuzione, un nuovo incontro su Les réac- tions des pauvres a la pauvreté — , che, oltre a lasciare largo spazio a problematiche di am biente italiano, aveva visto una certa parteci pazione di studiosi del nostro paese. Il conve gno di Cremona, tuttavia, per la quantità di contributi che ha voluto raccogliere e per le larghissime adesioni che ha suscitato — e a questo proposito bisogna riconoscere sia l ’ ef ficienza della segreteria organizzativa sia l ’ in telligenza del lavoro svolto dal comitato scientifico — , consente di formulare un primo bilancio circa gli studi che si sono finora con dotti in Italia sui poveri e sull ’ assistenza e cir ca le prospettive che si aprono alla ricerca in quest ’ ambito. Non è questa la sede per entra re nel merito delle singole relazioni, né per ri petere le attente conclusioni che, nell ’ ultima giornata di lavori, ha tratto M. Berengo, dal momento che il lettore potrà avere a disposi
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