Problemi della transizione 1981

I poveri e la storiografia

criticabile, ma comunque suggestivo, di F. Baroncelli e G. Assereto, Pauperismo e reli gione nell'età moderna , «Società e storia», III, 1980, pp. 167-201; mentre per un aspetto particolare, ma di grande importanza, l ’ atteg giamento delle chiese verso i poveri nell ’ età della rivoluzione industriale, ricorderei sol tanto la raccolta di saggi, curata da J. de San ta Ana, Separation without hope? y Genève 1979, che attende una traduzione italiana. Inoltre, quanto meno un elemento del «nuovo cattolicesimo» emergente dalla Con troriforma meriterebbe più attenta considera zione. L ’ individuazione di un nesso tra la pie tà cattolica controriformata e l ’ imposizione ai poveri di comportamenti morali, e politico sociali, costituisce una indiscutibile acquisi zione storiografica. Essa tuttavia ancora non chiarisce i processi attraverso i quali il cattoli cesimo — e forse il cristianesimo — si è fatto veicolo di ideologie orientate al controllo so ciale. Non pare ad esempio impossibile sco prire i modi in cui si declinava la professione di fede dei membri di quelle compagnie reli giose d ’ antico regime — tipica quella del S. Sacramento — che praticavano un ’ assistenza tendente ad operare il controllo sociale dei ce ti aristocratici, che le dirigevano, sugli assisti ti. L ’ analisi, nei diversi contesti e nei diversi momenti, del coniugarsi di valori cristiani e valori desunti dai gruppi sociali dominanti nella legittimazione religiosa di pratiche cari tative non ha solo l ’ indubbia utilità di meglio precisare le nostre conoscenze storiche, ma si rivela pagante anche da un altro punto di vi sta: restituisce alla memoria collettiva la con sapevolezza che nel rapportarsi ai poveri la chiesa ha assunto nella sfera religiosa un ele mento etico-politico di cui era sovente debitri ce ai poteri esistenti. E un aiuto, per credenti e non credenti, a liberarsi dalla pretesa asso lutezza di simili operazioni, che nella nostra realtà odierna, non sono certo in via d ’ estin zione.

L ’ archeologia industriale fra storia e conservazione

di Giorgio Pedrocco

Questa proposta di una rassegna sullo stato degli studi e delle ricerche relative all ’ archeo logia industriale in Italia è suggerita da recen ti iniziative realizzatesi in Emilia-Romagna per la conservazione di materiali tecno scientifici e di edifici industriali. Queste inizia tive, delle quali ci occupiamo successivamen te, ripropongono il discorso sul percorso compiuto dall ’ archeologia industriale nel no stro paese e l ’ individuazione di alcune linee di tendenza che in qualche modo, pur nella ri strettezza delle cose già realizzate, diano con to degli indirizzi che questa recente disciplina si sta dando oggi in Italia. Le riflessioni che accompagnano iniziative di censimento, catalogazione, recupero, riuso di edifici ed apparati industriali investono la stessa metodologia storica relativa all ’ arco cronologico moderno e contemporaneo se condo due diversi versanti, quello dell ’ elabo razione del discorso storico e quello della let tura di materiali storici, dove l ’ insieme degli oggetti dell ’ archeologia industriale diventa da un lato fonte di primaria importanza e dall ’ al tro testo di lettura per la storia della società. 1. L ’ archeologia industriale in Italia nasce a metà degli anni ’ 70 da un lato come dirama zione deH ’ esperienza inglese, già saldamente attestata sul piano della ricerca e su quello della realizzazione museale a partire dagli an ni ’ 50, e dall ’ altro come iniziativa di un grup po di architetti del Politecnico di Milano coordinati da Eugenio Battisti che si occupa no dell ’ insediamento manifatturiero di S. Leu- cio (Caserta). Non è facilmente valutabile l ’ influenza del la pubblicistica e delle esperienze britanniche nella formazione dei gruppi che in Italia si in teressano inizialmente all ’ archeologia indu striale anche se l ’ ampiezza dell ’ esperienza in glese, la capacità di coinvolgimento a livello popolare, la ricchezza di iniziative museali, capillarmente presenti in ogni comunità urba na e rurale di quel paese, non hanno potuto

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