Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

non esercitare uno stimolo importante al de collo in Italia di questa disciplina. L ’ operazione e l ’ esposizione relative alla manifattura serica ed agli insediamenti operai di S. Leucio promossa dalla Facoltà di Archi tettura del Politecnico di Milano e dalla Pen nsylvania State University rappresenta la pri ma concreta iniziativa svoltasi in Italia sul ter reno dell ’ archeologia industriale 1 . Parallelamente alla mostra si svolge sempre a Milano nel giugno del 1977 un convegno internazionale di archeologia industriale dove cominciano a delinearsi gli indirizzi e gli orientamenti dell ’ archeologia industriale ita liana. Il convegno oltre l ’ attiva presenza di stu diosi stranieri di archeologia industriale regi stra per la parte italiana interventi non solo di storici dell ’ architettura e dell ’ arte, ma anche di storici economici, moderni e contempora nei di prevalente orientamento marxista. Paolo Caputo, Massimo Negri, Marcella Ricci chiariscono che i materiali dell ’ archeolo gia industriale sono beni culturali attraverso i quali si può leggere la dinamica storica consi derandoli non solo «nella loro immediatezza fisica, ma anche costantemente riferiti al loro ruolo nel modo di produzione oltre che nel processo di produzione, sicché essi si vengono a collocare in un contesto di rapporti sociali storicamente determinati caricandosi di mol teplici significati» 2 . Contemporaneamente que sti «beni culturali» suscitano l ’ interesse e l ’ at tenzione estetica di vaste masse popolari che la pratica dell ’ archeologia industriale ha il compito di far passare dal livello dell ’ interesse a quello della coscienza chiarendo come il re perto industriale sia una componente essen ziale di una cultura della tecnica, e un segno tangibile del fondarsi del modo di produzione capitalistico. Lo stesso lavoro di rilevamento operato da specialisti deve porsi come obietti vo il coinvolgimento dei ceti sociali che nelle strutture edilizie e nelle macchine trovano co munque una loro identità. La storia sociale diventa il riferimento, lo sbocco di questo la voro sia per i risultati storiografici fondati sull ’ uso delle storie orali, sia per gli esiti poli tici volti non tanto alla volgarizzazione quan to alla democratizzazione della storia. Oltre ad impostare le ricerche archeologi

che industriali all ’ interno dei rapporti produt tivi che sottendono uomini e materiali, nel corso del convegno del 1977 da parte di altri intervenuti si tende a sottolineare la moltepli cità di approcci che questa materia possiede, essa può diventare così un interessante terre no di sperimentazione dell ’ interdisciplinarie- tà. «Il monumento industriale, come qualun que oggetto reale, ci si presenta secondo una serie di livelli di lettura, di aspetto o linguag gi, ciascuno dei quali è collegato sia a tutti gli altri all ’ interno dell ’ oggetto, sia al proprio corrispondente all ’ esterno. Esso, dunque, è definito da un ricco complesso di relazioni, interne ed esterne, difficilmente separabili in tanti momenti di studio di altrettanti campi disciplinari senza dissolvere l ’ unità del feno meno, la sua reale storicità» 3 . Al convegno si discute anche relativamente all ’ ampiezza dell ’ arco cronologico interessan te l ’ archeologia industriale; a chi vorrebbe al largarlo indefinitamente per comprendervi anomale emergenze del sistema di fabbricarsi contrappone la tesi connessa alle precedenti linee metodologiche tendente ad individuare un arco cronologico che copra l ’ ampiezza re lativa alla prevalenza dei rapporti capitalistici nella produzione extra-agricola. Questa tesi sarà meglio e più precisamente definita nel successivo (ottobre 1978) incontro nazionale di Roma sull ’ archeologia industriale da An drea Carandini 4 ; facendo riferimento alle ca tegorie dell ’ economia politica egli limita l ’ arco temporale dell ’ archeologia industriale tra il XVIII e il XX secolo e lascia a quella discipli na più ampia ed anche più vaga dal punto di vista spazio-temporale che è la cultura mate riale il compito di coprire la storia dell ’ arti- gianato e delle manifatture urbane e rurali nell ’ età antica, medievale e moderna. Sono dunque i rapporti capitalistici di pro duzione ed il sistema di fabbrica il necessario referente su cui l ’ archeologo industriale deve lavorare studiando «non cose ma uomini e rapporti sociali a partire dai loro mezzi mate riali di sussistenza e di produzione». La tendenza assunta così dall ’ archeologia industriale italiana, sinteticamente sistematiz zata da Antonello e Massimo Negri 5 , risulta

5 A. N egri , M. N egri , L'Archeolo gia industriale, Firenze 1978.

1 A.A. V.V., San Leucio: archeolo gia, storia, progetto, Milano 1977. 2 P. C aputo , M. N egri , M. R icci , Strumenti ed uso della ricerca archeo logico industriale, in Atti del Conve gno internazionale di Archeologia in dustriale, Milano 1978, pp. 97-113.

3 A. C astellano , Archeologia in dustriale e società contemporanea, in Art/ cit. , p. 26. 4 A. C arandini , Archeologia indu striale, in «Ricerche di Storia dell ’ ar te», n. 7, Roma, 1978-79, pp. 5-7.

180

Made with FlippingBook - Online Brochure Maker