Problemi della transizione 1981

Archeologia industriale

abbastanza divaricata rispetto alle tendenze dell ’ archeologia industriale inglese e statuni tense, attente soprattutto alla conservazione del monumento ed al suo riuso. Essa rischia però di produrre una ulteriore materia «carta cea», punto d ’ incontro della storia dell ’ indu stria, della storia delle tecnologie, e del ver sante industriale della storia dell ’ architettura, aggiungendovi un consistente apparato icono grafico che indubbiamente aumenta le possi bilità di lettura e di comprensione del discor so storico, ma non fa molto progredire l ’ ini ziativa della conservazione degli edifici e degli altri reperti industriali col rischio per la mate ria di perdere la sua specificità «archeologi ca». In recenti rassegne sulle tendenze dell ’ ar cheologia industriale in Italia 6 relative al bre ve periodo dal ’ 76 ad oggi si conferma come la crescita dell ’ archeologia industriale, paralle la alla crescita di interesse per la cultura ma teriale, abbia finito per allargare notevolmen te il territorio dello storico moderno e con temporaneo, ma non abbia invece sufficiente- mente stimolato iniziative museografico- conservative delle quali diamo più avanti una rapida rassegna. 2. Più che sul piano delle ipotesi di lavoro è a livello delle iniziative concrete che si pos sono meglio valutare i risultati delle ricerche archeologico industriali. Il terreno di indagine e di intervento è rispetto alla altre «archeolo gie» molto più evidenziato ed evidenziabile sul costruito ed i reperti molto più agevol mente databili grazie a molteplici riscontri nella pubblicistica, nell ’ iconografia, nei diver si documenti archivistici ed infine nelle testi monianze orali. In Italia le prime emergenze del sistema di fabbrica si ritrovano, salvo al cune eccezioni, nel corso del XIX secolo, mentre l ’ industrializzazione vera e propria co mincia a cavallo tra il XIX e il XX secolo. I fabbricati ormai in disuso sono presenti anco ra in gran numero sul territorio, malgrado la loro rapida deperibilità e la scarsa tutela; al cuni ospitano più o meno riadattati dei cicli produttivi operanti, altri, ma non molti, pur mantenendo le loro caratteristiche architetto niche sono destinati ad usi non industriali.

La prima iniziativa di rilievo sul piano ope rativo è stata, come si è detto, la ricognizione sul complesso industriale e sull ’ insediamento edilizio di S. Leucio, una manifattura serica sorta alla fine del ’ 700 in prossimità della reg gia borbonica di Caserta. I monumentali resti del grosso complesso manifatturiero, voluto alla fine del Settecento da Ferdinando IV grazie anche ai suggerimenti politico-dottri nari di Gaetano Filangeri, vengono esamina ti nel loro molteplice aspetto di complesso residenziale-industriale, nuovo aggregato so ciale, oggetto per un intervento volto al riuso ed al rilancio produttivo. Nel caso di S. Leu cio inoltre l ’ archeologia industriale dispiega tutta la sua potenzialità interdisciplinare in quanto da un lato la relativa buona conserva zione dell ’ aggregato nel suo insieme, — edifi ci, telai ed altri apparati tessili, abitazioni — , e dall ’ altra la rilevanza dei materiali storici tradizionali, archivi della colonia di S. Leu cio, permettono interventi intrecciati e su più piani: storia degli edifici singoli ed aggregati, innovazioni tecnologiche, vicende ed organiz zazione della comunità operaia. Pur con tutta la sua suggestione e con la sua potenzialità che un simile testo di lettura suggerisce, gli esiti della ricerca lasciano fran camente sconcertati soprattutto sul piano del le conclusioni storiografiche. Il saggio intro duttivo di Eugenio Battisti, San Leucio sullo sfondo delle ideologie settecentesche 7 , attri buisce all ’ impianto casertano una competitivi tà economica, negata fondatamente da altri storici dell ’ industria 8 , motivandola coll ’ intro duzione nel ciclo produttivo dei telai meccani ci Vaucanson, dimenticando però che nel cor so del XVIII secolo la forza dirompente del si stema industriale rispetto all ’ artigianato ma nifatturiero veniva dall ’ accoppiamento delle macchine con un rigido sistema disciplinare, mentre l ’ organizzazione comunitaria con le sue preoccupazioni filantropiche aveva ben poco in comune con lo spietato ma produtti vo sistema di fabbrica. Ugualmente Paolo Caputo 9 colloca la fondazione di S. Leucio in un più ampio contesto di una poco credibile programmazione territoriale della produzione industriale voluta dal riformismo illuminato del Regno di Napoli, mentre infine Rolando

6 O. S elvafolta , La ricerca archeo logica industriale, in «Sapere», a. LXXXII (1979), n. 818, pp. 21-26; R. C ovino , Archeologia industriale in Italia: ambito disciplinare, termini cronologici, in «Quaderni storici», a. XV (1980), n. 43, pp. 218-227.

7 E. B attisti , San Leucio sullo sfon do delle ideologie settecentesche, in, San Leucio cit., pp. 15-26., 8 B. C aizzi , Storia dell ’ industria ita liana dal XVIII secolo ai giorni no stri, Milano 1965, pp. 88-93.

9 P. C aputo , La pianificazione bor bonica in terra di lavoro, in San Leu cio cit., pp. 80-101.

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