Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Fenoli 10 enfatizza la vicenda di S. Leucio co me una naturale integrazione tra ambiente, abitato e fabbrica, dove le regole della vita comunitaria operavano in modo che ogni abi tante utilizzasse la storia collettiva come ar ricchimento della propria storia privata. Ne risulta un discorso storico complessiva mente poco convincente, non tanto per il ri baltamento di alcune ipotesi consolidate — il sostanziale malgoverno borbonico — , sempre riconsiderabili criticamente dalla ricerca sto riografica, quanto per la scarsa consistenza delle tesi esposte in cui il dato materiale — modularità delle abitazioni, macchine, ciclo produttivo — , viene enfatizzato considerando i singoli aspetti separatamente, trascurando che nel tempo del capitalismo in ascesa lo spazio economico della manifattura regia di venta sempre più ridotto in Europa come in Italia. Il convegno di Milano del 1977, discostan dosi come si è visto sul piano propositivo dal le impostazioni e dalle metodologie preceden ti, indica poi come necessario e prioritario in tervento il censimento e la catalogazione degli edifici industriali con opportune schede che ne rilevino caratteristiche e tipologie 11 . Questa indicazione è stata raccolta dalla se zione lombarda della Società di Archeologia Industriale, come si può rilevare dal Notizia rio pubblicato a cura della sezione a partire dal giugno 1978, e da un ’ altra rivista, «B.C.», stampata per conto del Centro Beni Culturali della Lombardia. Su quest ’ ultima ri vista nell ’ ambito di un capillare utilizzo della cartografia per l ’ individuazione della rete de gli insediamenti industriali,A. Negri e M. Ne gri presentano modelli di compilazione per le schede proposte al congresso di Milano 12 . Ma dalla lettura del Notiziario risulta come l ’ importante percorso per valorizzare le inizia tive di archeologia industriale sia quello di coinvolgere le istituzioni scolastiche nelle pro poste didattiche da essa suscitate. E abbastanza evidente come l ’ archeologia industriale, in un momento di crisi della di dattica nella scuola media inferiore e superio re, divenga uno strumento validissimo di in tervento didattico nel territorio e momento di incontro interdisciplinare per le caratteristiche
stesse della materia che raccorda discipline scientifiche ed umanistiche. In questa direzione la sezione lombarda si è mossa molto appropriatamente predisponen do una serie di conferenze con proiezioni di diapositive che avevano il compito di sensibi lizzare corpo docente e studenti su un venta glio di temi inerenti la materia: edilizia, fonti, museologia industriale 13 . L ’ iniziativa ha dato immediatamente risultati. Il più significativo è quello realizzato a Brescia: dopo un semina rio su «L ’ archeologia industriale nelle scuole» frequentato da insegnanti medi, l ’ istituto per geometri «Tartaglia» ha cominciato a studia re l ’ insediamento delle fornaci di Ponte Crotte in pieno centro cittadino. La prima fase del lavoro si è prevalentemente concentrata su un accurato rilievo degli edifici e sulla stesura grafica di piante, prospetti e sezioni, mentre si effettuava un esame generale della realtà produttiva locale; al rilievo seguì una mostra allestita nel giugno-luglio 1978 ed infine la pubblicazione di un volume che riassumeva il senso dell ’ iniziativa. La mostra è stata ripro posta anche nel 1979 arricchita da una serie di ricerche tendenti ad approfondire i rappor ti tra archeologia industriale e storia locale 14 . Il raccordo tra le due discipline, è stato ul teriormente ripreso da Massimo Negri su «Studi bresciani». La fine della fase erudita della storia locale e la sua riproposizione come storia sociale an corata soprattutto su fonti nuove, storie di vi ta, epistolari, iconografia minore, può ulte riormente arricchirsi dimensionandosi sullo stretto rapporto tra monumento industriale e comunità locale. «Solo così potranno essere apprezzate le informazioni diverse che il re perto saprà dare e potrà essere colto il suo si gnificato (spesso di rottura) nei confronti del la cultura preesistente al suo insediamento, dunque non solo il suo contenuto tecnologi co, ma anche quello sociale, economico e quindi culturale nel senso più pieno del termi ne» 15 . E contemporaneamente la comprensione degli apparati industriali non può fare a meno di considerare le comunità sociali al cui inter no essi si sviluppano. La storia locale così concepita diventa la strada per superare la se
10 R. F erioli , Utopia e ambiente, in San Leucio cit., pp. 105-108. ” P. C aputo , M. N egri , M. R icci , op. cit., pp. 105-113. 12 A. N egri , M. N egri , Per un cen simento dei resti storico industriali in
Lombardia. Ipotesi di lavoro e pro poste di metodo, in «B. C.», n. 1, 1978, pp. 26-31. 13 M. N egri , L ’ attività della S.I. A. I.-Lombardia, in «Archeologia industriale», n. 7, 1980, pp. 1-3.
14 Una sintesi dell ’ esperienza è ripor tata nell ’ intervista sull ’ archeologia in dustriale rilasciata da Vasco Frati, assessore alla cultura del comune di Brescia, in «Archeologia indu striale», n. 7, 1980, pp. 1-2.
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