Problemi della transizione 1981
Dopo il terremoto
suggerendo di approfondire le verifiche in numerose altre par ti del territorio nazionale: e ad un mese esatto dal terremoto del Mezzogiorno una scossa leggera, ma chiaramente avverti ta, ha ricordato alle popolazioni della Valle Padana che in Ita lia le zone esenti da rischio sismico più o meno alto sono in realtà poche. Quella di una organica politica contro i terremoti — di una politica preventiva e non di una politica di assistenza ai terremotati — doveva essere il primo risultato positivo della maggiore sensibilità prodotta dal sisma nell ’ opinione pubblica e nei gruppi dirigenti del Paese. E dunque di un rapido aggior namento della legislazione edilizia antisismica, nelle normati ve tecniche come nella classificazione dei comuni, per il Mez zogiorno e per il Paese intero. Mi sembra invece che la dram maticità della situazione in cui versano le popolazioni terre motate possa far perdere di vista le questioni di fondo, da af frontare non quando si saranno rimarginate le ferite di «que sto» terremoto, ma mentre queste sono ancora calde. Nessuno sembra voler capire che «nuovi» terremoti sono in agguato nelle viscere della terra in molte zone del nostro Paese, che secondo i pur aleatori calcoli di periodicità grandi città come Catania vivono già oggi in epoca di rischio sismico e che la questione di fondo non è dunque neppure quella delle norme edilizie per i nuovi fabbricati, ma quella delle scelte per il rafforzamento degli edifici esistenti. E forse più chiaro a questo punto cosa volevo dire quando scrivevo che «per cambiare il Mezzogiorno è necessario cam biare il Paese intero». Gli esperti hanno indicato in circa dieci milioni di stanze la quota del patrimonio edilizio nazionale che è necessario rafforzare per proteggerla dal rischio sismico: si tratta di intervenire sul 10-15% delle abitazioni esistenti, che il più delle volte richiedono non solo un intervento sulle strutture portanti, ma anche un risanamento igienico-edilizio. Sulla base delle probanti esperienze realizzate in Friuli il costo della operazione è stato calcolato in 40.000 miliardi e si è già arrivati a proporre un ’ attuazione ventennale dal costo attuale di 2.000 miliardi annui, cifra perfettamente compatibile con le nostre possibilità economiche. 1 problemi che si pongono per l ’ attuazione sono allora di due tipi. 11 primo riguarda il meccanismo da adottare per far si che il maggior costo delle nuove costruzioni antisismiche e le spese per il rafforzamento delle vecchie non divida il Paese in due zone sperequate dal punto di vista edilizio. Il secondo, ancor più importante, riguarda invece la programmazione ge nerale della produzione edilizia, perché è impensabile che pos sano essere rafforzate e risanate 500.000 stanze all ’ anno per venti anni (si tratta grosso modo di una cifra pari alla metà delle nuove costruzioni prodotte annualmente nell ’ ultimo pe riodo), senza un grande sforzo di coordinamento pubblico e privato e senza aver fatto a monte precise scelte fra nuove co struzioni e interventi sul patrimonio esistente.
9. Edilizia antisismica scelta nazionale
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