Problemi della transizione 1981
Dopo il terremoto
Una seria programmazione in questo campo viene richie sta da oltre vent ’ anni per motivi sociali ed urbanistici, ma non è mai stata sostanzialmente tentata: oggi la questione vie ne riproposta per affrontare concretamente i problemi dei ri schi sismici e naturalmente le motivazioni nuove si aggiungo no alle precedenti. È chiaro che buona parte delle abitazioni da rafforzare e risanare per ragioni sismiche, oltre che sociali ed urbanistiche, si trova nel Mezzogiorno e che dunque il Mezzogiorno troverebbe in questo quadro affrontato e risolto uno dei suoi problemi di fondo; ma è altrettanto chiaro che questi problemi non potrebbero in alcun modo essere affron tati con scelte operate esclusivamente per le regioni meridio nali. La questione non riguarda però soltanto una programma zione quantitativa degli investimenti, perché la realizzazione di un progetto nazionale di rafforzamento antisismico non comporta soltanto reperimento e distribuzione di fondi: si tratta al contrario di investimenti qualitativi, cioè di mettere in piedi una struttura produttiva capace di affrontare l ’ impre sa, di elaborare le tecnologie appropriate, di selezionare i mate riali che ai tradizionali requisiti fisici ed economici aggiunga no quelli di non essere energivori ed inquinanti, di formare la mano d ’ opera e i quadri specializzati, di realizzare insomma un ’ operazione destinata ad incidere sull ’ organizzazione sociale ed economica in modo assai più complesso e profondo di quanto farebbe un investimento puramente quantitativo. Un ’ operazione del genere costituirebbe un primo fonda mentale esempio di un ’ economia «non indifferente» al territo rio, foriera di effetti positivi ben oltre i limiti (che per altro dovrebbero bastare da soli) della sicurezza antisismica: realiz zerebbe il risanamento igienico-edilizio di gran parte del patri monio abitativo nazionale, garantirebbe il lavoro e la qualifi cazione di moltissime imprese di costruzioni, delle maestranze e dei tecnici, provocherebbe un salto tecnologico nel settore industriale più arretrato con probabili ripercussioni positive nei settori vicini, offrirebbe un consistente contributo al ri sparmio energetico attraverso la possibilità di programmare in tale senso sia i materiali edilizi, sia gli apparecchi per l ’ auto nomia energetica dei fabbricati. Una ricostruzione economica «non indifferente» al territo rio non riguarda però unicamente la questione del terremoto. L ’ opinione pubblica e persino molti esperti sembrano aver scoperto soltanto dopo il sisma l ’ importanza che aveva per le zone interne del Mezzogiorno la zootecnia, sia pure nelle for me povere ed arretrate con cui era condotta dalle piccole aziende contadine: e tutti sembrano d ’ accordo nel potenziare e qualificare gli allevamenti quale valida e non secondaria fonte di reddito. I più sembrano però ignorare che lo sviluppo della zootecnia nelle zone appenniniche rappresenta un fattore eco nomico di importanza rilevante per tutto il Paese, al centro- nord come al sud, capace di sostituire l ’ agricoltura arretrata di
10. Zootecnia e assetto idrogeologico
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