Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
collina e montagna con strutture produttive e sociali qualifica te, oltre che di ridurre il pesante deficit zootecnico con l ’ este ro. Ancora più trascurato è però l ’ apporto fondamentale che una diffusione massiccia della zootecnia nelle zone interne del la penisola potrebbe dare alla soluzione dei problemi idrogeo logici, proprio nella parte più dissestata d ’ Italia: e una zootec nia diffusa, basata sul prato e sul prato-pascolo, rappresenta in effetti un elemento decisivo per combattere il degrado terri toriale, rassodare le pendici franose, arrestare gli smottamen ti, frenare il processo di erosione che investe le zone interne, il cosiddetto «osso» del Paese, non soltanto nel Mezzogiorno. Credere che il dissesto idrogeologico possa affrontarsi in Italia in tempi non eccessivamente lunghi facendo ricorso esclusiva- mente al pur indispensabile rimboschimento, significa non aver calcolato non tanto i costi, quanto i tempi e specialmente la mano d ’ opera necessaria per questa utopistica forestazione totale. In Emilia-Romagna, regione che per altro presenta redditi relativamente elevati anche nelle zone meno sviluppate, si è per l ’ appunto elaborato un «Progetto Appennino» basato in larga misura sulla diffusione della zootecnia, da realizzare tra sformando in piccoli o medi allevamenti le aziende attualmen te coltivate a seminativo, proprio nelle zone appenniniche più dissestate dal punto di vista idrogeologico. Ancora una volta ci troviamo, dunque, di fronte a problemi economici e sociali da affrontare in modo organicamente integrato ai problemi del territorio, trovando la soluzione che venga incontro alle necessità degli uni e degli altri. E ancora una volta ci troviamo di fronte a problemi per ri solvere i quali sono le strutture, le leggi, le scelte di investi mento di tutto il Paese che bisogna cambiare e non soltanto quelle del Mezzogiorno. Quest ’ ultimo e in particolare le zone terremotate avranno bisogno di stanziamenti e di procedure prioritarie, ma la natura dell ’ intervento necessario è uguale al nord come al sud, esige scelte di qualità più che di quantità, iniziative produttive invece che assistenza e infine quella che ho definito una concezione economica «non indifferente» al territorio. le La stessa polemica, gonfiata e distorta ad arte, della con trapposizione fra le zone terremotate interne e la metropoli, costituisce un esempio lampante di come per cambiare nel Mezzogiorno è necessario aver la forza di cambiare in tutto il Paese. La contraddizione che il sistema capitalista ha creato fra le metropoli ed il resto d ’ Italia rappresenta un fatto patolo gico di carattere nazionale: certamente a Napoli, contraria mente a quanto avviene a Milano o a Torino, c ’ è «congestio ne senza sviluppo, ma ciò casomai è destinato a rendere più difficile il superamento della comune contraddizione, non cer to a cambiarne la natura. La composizione della contraddizione fra le metropoli e il
11. La metropoli e zone interne
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