Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
così atipica in Europa Occidentale — non ha consentito che in questo paese, in cui io vivo e di cui condivido le esperienze politiche, la teoria e la discussione politica potesse avere uno sviluppo particolarmente elevato. A determinare un tale effet to ha contribuito naturalmente anche il fatto che nel nostro paese, che per di più ha largamente tagliato i legami con le sue tradizioni democratiche e socialiste, non esiste una sinistra or ganizzata, e che la socialdemocrazia di governo è troppo im pegnata dai suoi problemi quotidiani per avere alcun interesse a una discussione teorica (che era invece consentita e addirit tura promossa all ’ inizio degli anni ’ 70). Nondimeno, in questi ultimi tempi assistiamo ad una ripresa dell ’ interesse al dibatti to teorico-politico, stimolata dalla percezione di tendenze di crisi economiche globali, dai successi della mobilitazione po pulistica di destra, dalla protesta ecologica, da nuove discus sioni di principio in campo sindacale e dai sempre più fre quenti sintomi d ’ impotenza nei socialdemocratici. A questa ripresa ha contribuito non da ultimo l ’ eco sempre più vasta delle discussioni e delle controversie condotte con intensità e responsabilità di gran lunga maggiori nella sinistra italiana. Con queste osservazioni preliminari non voglio natural mente sottrarmi alla tua domanda sul concetto di «ingoverna bilità». Le discussioni, che a tale concetto si ricollegano, hanno origine in autori conservatori dell ’ area anglosassone, che dalla metà degli anni ’ 70 sembrano esercitare una forte influenza anche sulle problematiche dell ’ élite politica socialdemocratica. I nessi esposti, a mio avviso con indubbia chiarezza ed at tualità nel corso di tale discussione, possono essere schematiz zati come segue: il sistema delle istituzioni politiche, per ripro dursi senza crisi e in modo continuo, deve sempre rispondere a due funzioni. In primo luogo, deve mettere a disposizione canali per l ’ articolazione di interessi, conflitti e bisogni «reali». In secondo luogo, deve poter offrire processi decisio nali capaci di garantire, mediante un compromesso fra inte ressi, una temporanea composizione di conflitti e un soddisfa cimento dei bisogni. Accettando per un momento questo sem plice modello, vedremo allora che sono pensabili due costella zioni di «ingovernabilità», di cui però la teoria conservatrice sottolinea sintomaticamente soltanto la prima: da un lato si possono articolare più conflitti di quanti le istanze del sistema politico siano in grado di trasformare in compromessi o deci sioni effettivi, rispetto alle condizioni marginali economiche e istituzionali, cui sono soggette. Questo è quanto si intende per «government overload» (sovraccarico di governo). D ’ altro canto, è altresì pensabile che vengano operati compromessi e decisioni senz ’ altro efficaci, ma al prezzo di una crescente re pressione, rimozione ed esclusione istituzionale dei conflitti sociali «reali», ovvero al prezzo di un prosciugamento dei ca nali di comunicazione dei conflitti. Ora, la relativa utilizzabilità analitica del concetto di ingo vernabilità mi sembra consistere nel fatto che oggi, per motivi su cui fino ad ora non possiamo far altro che supposizioni di sorganiche, sono osservabili sia l ’ una che l ’ altra deviazione dalla condizione di equilibrio precedentemente definita: i con
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