Problemi della transizione 1981

Politica in una società complessa

flitti articolati non possono trasformarsi in compromessi e, contemporaneamente, le istanze e i processi di articolazione dei conflitti non sono in grado di rappresentare politicamente l ’ intera gamma e molteplicità dei conflitti sociali. Credo che sia questa la «costellazione» che oggi stimola su tutti i fronti la ricerca di nuove strategie e nuove motivazioni per l ’ azione statale e l ’ organizzazione politica.

Marramao — Veniamo ora a un punto teorico cruciale, che in Italia rappresenta anche un banco di prova politico tra comunisti e area laica e radical-socialista (dalla cui parte è sta ta di recente riproposta al PCI una «Bad Godesberg italiana»): quello della fine del carattere di sistema del capita lismo. Questa tesi (sostenuta da noi, ad es., da Claudio Napo leoni) sembra implicita anche nei tuoi lavori, quando tu parli di contraddizione tra interventismo statale e forma di merce, politiche sociali dello Stato keynesiano e profitto capitalistico. Che senso ha, allora, mantenere il concetto di «capitalismo», sia pure affiancandogli Paggettivo «tardo»? Non è più coeren te la conclusione, appunto, di Napoleoni, per cui ci troviamo in una sorte di «terra di nessuno», che non è più capitalismo ma non è ancora socialismo? Offe — 11 problema del «carattere di sistema del capitali smo» cui allude anche l ’ ultima parte della tua precedente do manda, non mi sembra richiedere necessariamente una rispo sta negativa, se non si perdono di vista la dinamica e le enor mi trasformazioni che si sono prodotte storicamente all ’ inter no del modo di produzione capitalistico. Definendo come «ca pitalistiche» le società industriali occidentali, intendiamo due cose. In primo luogo ciò implica (a livello analitico) la consta tazione che si tratta di forme sociali in cui ha luogo una pro duzione di merci, governata dal profitto e fondata sul «libe ro» lavoro salariato. In secondo luogo, che in questa forma sociale sono all ’ opera contraddizioni e conflitti «trasformati vi» che fanno apparire possibile una modifica di questa speci fica struttura di fondo, anche perchè senza un almeno implici to concetto speculare di «formazione post-capitalistica» non ci sarebbe più bisogno di parlare di capitalismo, ma semmai di società «moderna» ecc. Non va tuttavia trascurato il fatto che ad entrambe queste due implicazioni del concetto di capitalismo corrispondono oggi anche due problemi di grande rilievo. Mi riferisco, in pri mo luogo, al fatto che nello Stato assistenziale e interventista può essere messo in dubbio l ’ assunto che la produzione di merci finalizzata al profitto mediante il lavoro salariato sia ef fettivamente ancora il modo dominante della produzione ma teriale. A un interrogativo del genere tenderei, per parte mia, a rispondere positivamente con l ’ argomento che questo Stato

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