Problemi della transizione 1981
Politica in una società complessa
Offe — Esiste certamente una copiosa messe di argomen ti storici e sociologici che potrebbero avvalorare l ’ affermazio ne circa un ’ intima affinità strutturale e una convergenza na scosta tra i partiti della Seconda e quelli della Terza Interna zionale. Dal punto di vista formale, tanto per il partito social democratico, quanto per quello comunista, è determinante il comune modello del superamento della complessità sociale mediante il controllo statale; la differenza risiede, perlomeno storicamente, nel fatto che tale controllo statale si sarebbe o avrebbe dovuto prodursi per il primo nell ’ ambito della demo crazia concorrenziale borghese e della proprietà da essa garan tita, e per il secondo — invece — nella forma della dittatura del partito. Sarebbe tuttavia un errore interpretare questa coincidenza come programmatica. Credo piuttosto che si trat ti incapacità di entrambi i filoni del movimento socialista di risolvere l ’ annoso problema (o quantomeno di continuare ad averne coscienza come di una questione insoluta, se non insolubile), che è ancor oggi di immutata attualità, e che con siste nel coniugare «lotta» con «responsabilità». In questa ot tica, lo «stalinismo» rappresenterebbe la caratteristica di tutti quei partiti e quelle organizzazioni che non hanno risolto, ma rimosso o «dimenticato», il problema organizzativo di fondo di ogni processo di trasformazione. Questo problema di fon do, che è sempre stato discusso sotto diversi aspetti e costella zioni come dilemma tra spontaneità e organizzazione, demo crazia e burocrazia, lotta extraistituzionale e istituzionale, de centramento e centralismo, «primato del sociale» e «primato del politico, o se preferisci tra «etica della convinzione» e «etica della responsabilità» (M. Weber), rende inconsistente l ’ alternativa cui fa cenno la seconda parte della domanda: tra sformazione «dal basso» o trasformazione «dall ’ alto». Anche solo ammettendo la rilevanza di tale domanda, si avrebbe con ciò stesso già deciso, e precisamente nel senso dell ’ alternativa statalista, alternativa che non può essere ovviata neppure dal l ’ alternativa «spontaneista», sia pure in forma di avanguardia autoproclamatasi «proto-statalista», pena il decadimento o l ’ irrilevanza politica. Il problema, che più d ’ ogni altro Rosa Luxemburg ha sa puto analizzare con lucidità, nell ’ ambito della sua critica per fettamente equilibrata all ’ «anarchismo» da un lato e al «revi sionismo» dall ’ altro, consiste proprio nell ’ inventare una orga nizzazione che non risolva ma conservi tale rapporto di ten sione, creando in questo modo la premessa affinché i principi di «lotta» e «responsabilità», partito di massa e partito di go verno, ecc., possano correggersi a vicenda.
Marramao — Negli anni passati si è assistito a un singola re fenomeno: la pratica convergenza — nella diagnosi e nelle conclusioni analitiche — tra un parte cospicua dei politologi di sinistra e una componente non meno rilevante della polito logia conservatrice circa l ’ inesorabilità della tendenza dei siste mi politici industriali avanzati a dar luogo ad assetti di tipo «neocorporativo» (vale a dire all ’ istituzionalizzazione di al
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