Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

leanze e meccanismi di compromesso tra i soggetti del classico triangolo Stato-impresa-sindacato, ed eventualmente anche associazioni professionali, corporazioni settoriali, cooperative di consumatori, ecc.). Oggi, alla luce delle dinamiche di tra sformazione presenti nei paesi capitalistici occidentali, credi che la soluzione neocorporativa (ancora in piedi, ma non sen za sensibili incrinature, nei paesi in cui vige la soziale Partner- schaft diretta dalle socialdemocrazie) sia generalizzabile? Ad esempio, la forma di contrattazione prevalente nel sistema po litico americano non pare definibile come neocorporativa, in quanto tiene in conto una molteplicità di variabili conflittua li, in una situazione caratterizzata dall ’ assenza di organizza zioni di massa stabili, quali sono i partiti e i sindacati europei. In entrambi i casi — nel modello neocorporativo come in quello del «mercato politico» — ci troviamo tuttavia in pre senza di una «deformalizzazione» dello Stato, nella cui Costi tuzione materiale sono entrati non solo i partiti ma anche quello che tu hai avuto modo di chiamare il nuovo «soggetto della rappresentanza pigliatutto», e cioè il sindacato. Ti chie do allora: cosa si deve intendere esattamente per «deformaliz zazione»? La conseguenza di questa tendenza non è forse che lo Stato è ormai divenuto un campo aperto di conflitto, dove la volontà politica non è più né unitaria, né pianificabile? E allora, non si presenta forse sempre più problematica l ’ opera zione di «filtraggio» istituzionale di cui tu parli? Offe — La «deformalizzazione dello Stato» è una impor tante parola-chiave. Con questo termine intendo riferirmi al fatto che il limite tra Stato e società borghese si è fatto incer to, non solo quanto ai fini (cosa cui allude il concetto di «Sta to interventista»), ma anche per quanto riguarda gli strumenti dell ’ azione statale, che vengono anch ’ essi «socializzati». L ’ ap parato statale, e cioè l ’ amministrazione statale, non è più in grado di assolvere ai suoi compiti (politico-economici, per es.) con le proprie forze e con i propri mezzi, bensì deve ricorrere alla collaborazione e all ’ impegno attivo di gruppi e associazio ni intermedi che a loro volta, per sentirsi motivati a svolgere questo ruolo di fiancheggiamento della politica dello Stato, ri vendicano uno status para-«pubblico». Sono insomma dispo nibili ad assolvere a tale funzione strumentale solo a patto che si riconosca loro il diritto di essere consultati nella messa a punto dei programmi statali. Il ruolo di questi «sistemi di al leanze», ove i rami dell ’ apparato statale si vedono uniti alle associazioni degli imprenditori e dei sindacati, è stato svilup pato dalla recente discussione politologica sul «neocorporati vismo». La questione se tali «soluzioni» neocorporative abbiano una maggiore razionalità e se siano addirittura in grado di procacciare alla pianificazione statale nuovi spazi di interven to, è del tutto aperta. Molti autori sono portati ad attribuire un elevato livello di stabilità e razionalità al neocorporativi smo, che credo abbia i suoi predecessori più illustri nei sistemi

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