Problemi della transizione 1981

Politica in una società complessa

politici socialdemocratici del Nord e del Centro-Europa (Sve zia, Gran Bretagna, RFT, Austria) e nella Sozialpartnerschaft ivi praticata. Una tale diagnosi «positiva» mi pare perlomeno affrettata, e ciò per tre motivi. In primo luogo, è prevedibile che, in condizioni economiche critiche, questa forma d ’ istitu zionalizzazione dei conflitti di classe divenga, in presenza di un inasprimento dei conflitti di distribuzione, instabile in quanto le associazioni interessate, e in particolare i sindacati, potrebbero vedersi indotti a rescindere il loro impegno alla collaborazione e ad abbandonare la pratica del negoziato, ces sando così di aderire al «sistema di alleanze». E un passo que sto che nessuno può impedire ai sindacati di compiere trattan dosi per l ’ appunto di un ’ aggregazione «informale»; ed essi po trebbero vedersi costretti a far ciò per non destare nella pro pria base l ’ impressione di essere eccessivamente «responsabi li», ossia troppo poco «combattivi». La mia tesi è pertanto che le «soluzioni» di tipo neocorporativo sono applicabili tuttalpiù in situazioni critiche e problematiche di «media gra vità». In secondo luogo, anche nel caso di una partecipazione formalmente equilibrata delle associazioni di imprenditori, da un lato, e dei sindacati, dall ’ altro, persisterebbe comunque uno scarto di potere, dal momento che i vertici dei sindacati possono avere un ’ influenza restrittiva sostanzialmente più for te sull ’ atteggiamento e sulle rivendicazioni dei propri membri che non le associazioni industriali. Da ciò consegue che gli eventuali impegni assunti dai sindacati nei confronti dello Sta to possono essere effettivamente mantenuti, molto più di quanto non avvenga con gli impegni assunti dalle associazioni industriali; queste ultime non hanno infatti alcun controllo su gli investimenti (o non-investimenti) dei loro membri, che ri mangono economicamente e legalmente autonomi. I sindacati sono in grado di impegnarsi effettivamente per un «conteni mento salariale», mentre invece le associazioni imprenditoriali possono influire solo a livello consultivo sul comportamento seguito dai loro membri nella fissazione dei prezzi. Questa asimmetria del controllo è un ’ ulteriore causa dell ’ instabilità delle «soluzioni» corporative. In terzo luogo, ritengo esservi sufficienti motivi per cui i sindacati verrebbero a modificarsi anche nella loro struttura interna, praticando un atteggiamento «responsabile» nei con fronti della politica statale. Credo vi sia una tendenza nei sin dacati corporativi, ossia nei sindacati disponibili ad esercitare una funzione strumentale di fiancheggiamento della politica economica statale, a modificarsi anche nella composizione dei loro iscritti, fino a essere dominati dai gruppi di lavoratori privilegiati, meno combattivi e meno minacciati. Ciò signifi cherebbe però che con l ’ inquadramento corporativistico dei sindacati nel sistema politico-statale aumenta la probabilità di lotte autonome, vale a dire esterne o addirittura ostili al con trollo sindacale. Anche in questo caso la razionalità del modello neocorpo rativo si rivelerebbe illusoria.

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