Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

glio, di fantasie di guerra civile, queste sì del tutto «irrespon sabili», di azioni di resistenza condotte da pseudo-comunità di analfabeti (dal punto di vista tanto teorico che politico). Questo processo è da un lato certamente inevitabile, dal l ’ altro comporta però il pesantissimo rischio che i fattori di trasformazione vengano non solo disattivati attraverso il con trollo amministrativo, ma anche esposti alla suggestione di una militanza priva di cervello e di prospettive e che si presen ta tuttavia come un mezzo promettente di trasformazione. Marramao — Nei miei lavori recenti ho azzardato la defi nizione delle nuove situazioni di conflitto e dei nuovi fattori critico-culturali che fuoriescono non solo dalla triangolazione Stato-impresa-sindacato ma anche dallo schema classico di rappresentanza (aggregazioni per issues, movimenti ecologici, femminismo, e in genere tutte le lotte che tendono a rimettere in discussione le forme dominanti dello sviluppo e le cornici preesistenti di compatibilità) con il termine «post-politico» 2 . Con questo intendo mettere in luce un elemento che la teoria dei sistemi, e le concezioni neoconservatrici in genere, esorciz zano (rivelando così il loro carattere di falso disincanto): la «complessità» non è soltanto un dato evolutivo spontaneo, ma è piuttosto una risultante politica, l ’ effetto cioè dell ’ inter vento dello Stato sul conflitto (non già un mero sovraccarico di domande prodotto artificialmente dalla concorrenza inter partitica). Vorrei conoscere la tua posizione su questo punto specifico. Offe — Con questa domanda tocchi il problema delle condizioni genetiche dei nuovi movimenti di protesta. E certa mente giusto dire che tutte queste condizioni stanno in un rap porto antagonistico con le misure adottate dalla politica stata le, ovvero con gli sviluppi che da tale «cartello di potere» ri sultano. Esse sono la risposta alla «riforma», alla «moderniz zazione», alla «ristrutturazione», ecc., dei soggetti diretta- mente investiti da queste misure. Dal movimento studentesco in poi si può notare che i movimenti di protesta sociale non nascono da una domanda di riforma-, essi sono piuttosto con creta espressione della resistenza contro un modello di riforma già avviato. Analoghe osservazioni possono essere fatte nel l ’ ambito dei movimenti ecologici e femministi: normalmente esplodono quando e laddove sono già stati compiuti determi nati passi di una riforma o di modernizzazione, e sono diretti contro l ’ unilateralità, la carenza, l ’ inefficacia di tali «riforme», contro il loro carattere autoritario e perdipiù illu sorio. In questo senso condivido senz ’ altro la tesi da te avan zata per cui i nuovi movimenti sociali sono il prodotto di un determinato tipo di strategie statalistiche di modernizzazione.

2 Cfr. G. M arramao , Il politico e le trasformazioni, De Donato, Bari, 1979; Id., Il «possibile logicum» co me frontiera del sistema. Le dimen sioni della razionalità da Weber a Luhmann, in «Il Centauro», a.I., n. 1, gennaio-aprile 1981.

56

Made with FlippingBook - Online Brochure Maker