Problemi della transizione 1981
Politica in una società complessa
Marramao — Posto che la novità politica della crisi risieda nei fenomeni che tu stesso ami spesso ricordare — nuovi sog getti o aggregazioni conflittuali — , quale ruolo svolge a tuo avviso, dentro questa «complessità», la classe operaia? Non è forse la sua funzione di direzione politica vincolata (Polonia insegna) alla capacità di trovare, all ’ interno del meccanismo della negoziazione, varchi che consentano di riaprire il con fronto tra il sistema politico in senso stretto e il complesso delle domande sociali? Offe — Ritengo di poter senz ’ altro concordare sul fatto che lo stesso concetto di «classe operaia» è oggi diventato im preciso, tanto nell ’ uso quotidiano che in quello scientifico. Un numero elevato, e destinato probabilmente a crescere, di indi vidui non ritiene il problema dell ’ appartenenza o meno alla classe operaia né facilmente risolvibile né particolarmente rile vante, mentre tende semmai a calare il numero dei sociologi disposti ad azzardare una risposta univoca. Ma l ’ indetermina tezza di questo concetto ha una sua motivazione anche nella differenziazione interna ai livelli di vita e di coscienza degli operai industriali in senso proprio. E noto come in tutti i pae si industriali i rischi tipici del mercatd del lavoro — disoccu pazione, nocività del lavoro, miseria, dequalificazione — sia no distribuiti in maniera del tutto diseguale tra i vari settori, regioni, categorie professionali, sessi, ecc. Riesce perciò diffi cile, e presumibilmente lo sarà sempre più, partire dall ’ assun to di una coscienza di classe unitaria, nonché da una piatta forma d ’ interessi comune a tutti i membri della classe operaia. Al tempo stesso, però, in contrasto con la differenziazione di quella che solo molto semplicisticamente può ancora definirsi «classe operaia», gli effetti distruttivi principali e secondari della modernizzazione capitalistica e della sua permanente «distruzione creativa» sono talmente generalizzati da investire gli interessi vitali primari non solo della «classe operaia» ma praticamente di tutti. In questo senso, il concetto tradizionale di classe operaia, come soggetto politico della trasformazione, è insieme troppo largo (in quanto annulla le differenziazioni oggettive e soggettive) e troppo stretto (perché, per motivi sempre meno plausibili nel capitalismo moderno, attribuisce ai membri di quella classe l ’ esclusività delle loro azioni ed esperienze). Queste considerazioni spiegano perché il mio giudizio su tutte le questioni relative al «ruolo-guida della classe operaia» sia alquanto scettico. Rudi Dutschke ha saputo esprimere molto efficacemente come — di fronte alle minacce militari ed ecologiche alla vita e, più in generale, di fronte alla minaccia rappresentata dalla modernizzazione capitalistica per l ’ identità e la «qualità» della vita di ognuno — i problemi di classe ab biano oggi oggettivamente assunto il carattere di Gattungsfra- gen, di problemi che investono il genere umano in quanto tale. Per quanto convincente sia tale considerazione, dobbiamo nondimeno tener presente il fatto che — come io credo — so
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