Problemi della transizione 1981

La tela del ragno del terrorismo

di Gian Pietro Testa

Appare ormai come una regola fissa: ogniqualvolta i mass media, trionfalisticamente inneggiando ai successi delle forze di polizia, annunciano l ’ imminente (se non addirittura avve nuta) sconfitta del terrorismo, ecco che la risposta, in termini di violenza, giunge quasi immediata, sempre più brutale e ca pace di sconcertare, o di atterrire, l ’ opinione pubblica. Avven ne così alla fine del 1979, quando cominciò a manifestarsi il fenomeno dei terroristi pentiti e i giornali scrissero che rever sione era alla fine: invece, erano già in piena fase di attuazio ne i piani dell ’ eversione nera, piani che dovevano sfociare nel la strage del 2 agosto. E avvenuto così alla fine del 1980, quando gli arresti conseguenti alla strage di Bologna e i nuovi blitz del generale Dalla Chiesa sembravano aver inferto defini tivi colpi mortali alla violenza politica organizzata: invece, il sequestro del giudice D ’ Urso e l ’ assassinio del generale dei ca rabinieri Galvaligi da parte delle BR si sono incaricati di di mostrare che l ’ offensiva dell ’ eversione non è diminuita, nono stante tutto, dai giorni del rapimento e omicidio di Moro. Al di là di ogni interpretazione che del terrorismo si voglia dare, la realtà è questa. Ma se è questa, ne consegue che il ter rorismo — di destra e di sinistra — non teme la repressione messa in atto dallo Stato, anzi in una certa misura gli serve come cassa di violenza e come detonatore presso un pubblico ricettivo ai messaggi di violenza: e ricettivo, sostanzialmente, perché non è stata risolta la cosiddetta «questione morale», perché le condizioni della nostra vita sociale non consentono, o non offrono, spazi sufficienti a un inserimento cosciente dei giovani nel tessuto civile. E un capitolo a parte (e pur impor tantissimo), che però entra soltanto marginalmente in un ’ ana lisi essenzialmente politica o tecnica del fenomeno «terrori smo», che invece propone due riflessioni preanalitiche sulla base della considerazione di partenza. E cioè: se il terrorismo può continuare a svilupparsi nonostante la dura repressione in atto, dobbiamo dedurre che l ’ eversione o è ormai talmente diffusa, come strategia politica, presso molti strati della popo lazione da non temere parziali sconfitte, oppure che trae so stentamento da settori non riconducibili alla massa, bensì da vertici cui è offerta la possibilità di tessere la loro trama in

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