Problemi della transizione 1981
La tela del terrorismo
chisticamente di rinunciare alla vittoria per intraprendere una strada più lunga e tortuosa al conseguimento del fine ideale, che passasse attraverso la propria criminalizzazione e marti- rizzazione. Strategia certamente riuscita ma non con i prota gonisti del ’ 68 (nel frattempo «ritiratisi» dalla lotta, e parlo dei protagonisti di massa, non di vertice), ma con soggetti nuovi, quelli della nuova generazione, impermeabili ormai al clima di euforia e di entusiasmo (spesso anche di demagogia) nel quale erano cresciuti i loro predecessori. Sarà anche un ’ interpretazione schematica (e come potreb be non esserlo, visto che la storia è ancora permeata di crona ca?): resta il fatto, però, che le decisioni di sciogliere movi menti che avevano un certo seguito di massa, obbedivano, an che allora, alla logica di un settarismo dai confusi connotati éli- tari ideologico-politici, anziché alla logica di allargare a masse sempre più vaste un progetto di rinnovamento rivoluzionario dell ’ antica società italiana. E si deve aggiungere che questo passaggio avvenne sotto gli occhi estremamente interessati di una destra pronta a raccogliere qualsiasi elemento utile alla proria causa. Rinnovo, a questo punto, l ’ interrogativo: siffatto compor tamento — apparentemente illogico e castrante — avvenne per decisione spontanea, oppure sotto 1 ’ incalzare (questa volta guardingo e gattopardesco) di spinte provenienti dalle file av versarie? La lettura attenta dei documenti giacenti nei palazzi di giustizia di tutta Italia ci dicqno oggi dell ’ esistenza tra le forze autodefinitesi rivoluzionarie di infiltrati, di uomini di quei servizi dello Stato ai quali programmaticamente era de mandata la difesa delle libertà costituzionali e che invece ave vano tramato per la soppressione di quelle libertà: sono pre senti, in tutte le inchieste sul terrorismo, personaggi che ap paiono annodati indissolubilmente con quegli apparati deviati dell Stato. Ve ne sono tra i terroristi neri, ve ne sono tra terro risti cosiddetti rossi. L ’ elenco sarebbe lungo. Ma esiste. Le stesse figure di molti «terroristi pentiti» sarebbero da rivedere alla luce di questa ipotesi (o certezza). Ricordo che di fronte alla contestazione, da parte di politici, storici, sociologi, poli tologi di sicura fede democratica, secondo la quale l ’ azione destabilizzatrice da sinistra non avrebbe portato altro se non una paurosa restrizione degli spazi di libertà o attività demo cratica, alcuni portavoce del «partito armato» ribatterono, al cuni anni fa, che era necessario avviare alle estreme conse guenze le contraddizioni del sistema politico attuale, fino a di mostrarne la sua essenza fascista, in modo che, di fronte a un esasperato autoritarismo repressivo, la popolazione abbrac ciasse la logica dell ’ insurrezione armata quale unica possibilità per affermare la rivoluzione comunista-, in tal modo vanifican do, da un lato, le conquiste faticose di anni di lotta proletaria; dall ’ altro, consegnando, in toto, sia pur prò tempore, il potere in mano avversaria, senza sapere per quanto tempo il vecchio sistema (ma così rinnovato nel suo ruolo dalla massa) avrebbe potuto conservarlo e senza considerare (o, anzi, considerando lucidamente?) che il sistema abbonda da sempre di mezzi per autoconservarsi. Se questo rischio reale non è stato apprezzato a sinistra (nemmeno da coloro che ancor oggi affermano lo slogan «né
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