Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
con lo Stato né con le Brigate rosse»), certamente ha rappre sentato una precisa ipotesi politica a destra: una destra — ri peto — che ha sempre potuto contare su manifeste coperture e complicità in settori degli apparati statali (come gli «affari» Miceli-Maletti-La Bruna dimostrano). Ma, se è vero che la de stra è riuscita a utilizzare un progetto di sinistra (e quando parlo di destra, mi riferisco a un vasto settore economico-po- litico), lo ha certamente fatto con sottile abilità, abbandonan do ogni truculento disegno fascista e lasciando allo squadri smo soltanto il compito di spargere il terrore, nei momenti opportuni, e di suscitare reazioni a sinistra, o, comunque, di dimostrare l ’ esistenza degli opposti estremismi, sì da opporre a questa logica uno strisciante golpismo di tipo moderato-rea zionario. E sintomatico, da questo punto di vista, l ’ abbandono del progetto del colpo di Stato Borghese, al quale certi apparati dello Stato avevano offerto un apparente appoggio fino all ’ ul timo minuto, fino a quando cioè lo sparuto esercito era pene trato senza colpo ferire al ministero degli Interni e al quale fu ordinata improvvissamente la ritirata. Dobbiamo pensare che Borghese, al corrente dei giuochi del potere, anzi pedina stessa di quei giuochi, abbia nei giorni e nei mesi successivi alzato il tiro per un ricatto basato sulla conoscenza dei retroscena, ri catto che, se fosse stato realizzato, avrebbe fatto nascere forse il più grande scandalo politico dell ’ Italia del dopoguerra. Bor ghese, dunque, doveva tacere: la sua morte giunse opportuna. A questo proposito, il giornalista Mino Pecorelli, ucciso nella primavera del ’ 79 non soltanto perché era al corrente di troppi segreti di Stato, ma anche perché era, quasi sicuramente, uno degli uomini attraverso i quali un certo clan di potere gestiva la politica di restaurazione moderata, scrisse: «Ora non pos siamo non riproporre a tutti coloro che sanno — e vogliono — comprendere, alcune nostre informative, per fare chiarez za, finalmente. Per portare un contributo originale, a scioglie re la perfida trappola del caso Miceli. È caduto in contrappo sizione a Giannettini. Chi lo gestisce, vuole insabbiare la solu zione di quell ’ intrigo di Stato che prende le mosse da piazza Fontana. E caduto dopo la improvvisa e misteriosa morte di Borghese, l ’ unico che avrebbe potuto testimoniare sulla spon taneità di certi contatti, sulla fisionomia di certi infiltrati». Parole incomprensibili fino a un certo punto. Traduciamo: Giannettini è stato sacrificato per abbattere il clan Miceli (contrapposto a quello Maletti): ma l ’ hanno potuto sconfigge re soltanto dopo la opportuna morte misteriosa di Borghese, teste e protagonista di un altro intrigo. Non bisogna dimenticare che quelli sono gli anni in cui gli USA cambiano uomini al potere, sono gli anni del Watergate: una larga operazione politica che non poteva non avere (e in fatti ebbe) riflessi nei paesi deH ’ Alleanza atlantica e segnata- mente in Italia, il paese di quest ’ area politicamente meno affi dabile per gli americani, a ragione della presenza del PCI. Avvenne, dunque, anche in Italia un ricambio di uomini al vertice: si chiuse il centro-destra andreottiano, si aprì una nuova fase politica tutta sperimentale e si aprì contempora neamente una nuova fase del terrorismo. Avevano vinto (così possiamo essere autorizzati a pensare oggi) gli uomini più ac
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