Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
servito non soltanto per tentare di fiaccare all ’ interno del Pae se la forza di pressione esercitata dalle forze popolari nel sen so di un rinnovamento sostanziale dello Stato, ma anche, e addirittura, fuori dei confini italiani per riproporre vecchi ri catti e, quindi, una nuova incontrollata corsa al riarmo ameri cano di fronte al «pericolo rosso». Per questo, e non soltanto per questo, mi sembra deviante andare a cercare all ’ estero i «santuari». Se li volessimo cercare fuori del nostro Paese, allora, dovremmo necessariamente ri correre alle notizie vere e mai smentite sugli aiuti, i finanzia menti, le collusioni che il terrorismo nostrano ha avuto in 35 anni di storia repubblicana: e mi riferisco, per fare alcuni esempi, alla benevolenza con cui certi circoli USA guardavano alla banda siciliana di Giuliano, responsabile, tra l ’ altro, della carneficina dei contadini che occupavano le terre incolte a Portella delle Ginestre; mi riferisco a quanto rivelato dall ’ ame ricano Otis Pike nel 1972 sugli aiuti (800.000 dollari) offerti dalla CIA al generale golpista del Sid Miceli; mi riferisco alle varie spie dei servizi segreti americani (vedi il caso di Ronald Stark) infiltrati, ma non solo come controllori, nelle fila dei brigatisti rossi. Non per questo, comunque, mi par giusto (pur avendo il conforto di inchieste giudiziarie) affermare che il «santuario» si trova negli USA, o in qualche altro paese dell ’ alleanza atlantica: aiuti, coperture, complicità esistono senza dubbio, ma io credo che i «santuari» sia necessario cercarli nei nostri confini. E, a questo proposito, è necessario rilevare come, in tutta la polemica seguita al caso D ’ Urso, non ci sia mai stato un solo riferimento alla strage di Bologna del 2 agosto, il più grave massacro della storia europea degli ultimi 35 anni. Quella strage, per la quale sono stati fatti correre fiumi di re torica, sembra ormai dimenticata. Da un lato la magistratura — dopo la tensione iniziale — sembra appiattita su una routi ne giudiziaria che non può non allarmare (si parla addirittura di scorporare l ’ inchiesta, inviandone una parte nel grande san tuario del palazzo di giustizia romano); dall ’ altro, quel 2 agosto — che sembra lontanissimo nel tempo — non rientra più nemmeno nelle analisi dei politici. Si parla di terrorismo che viene dall ’ estero: e la strage della stazione che significato ha in questo disegno? Non è terrorismo? Si risponde: è terro rismo nero. E in questo modo si ripropone la logica degli op posti estremismi: quello nero, coltivato da alcuni folli aiutati da apparati dello Stato «deviati» (come se questa sola consi derazione o ipotesi non sia di per se stessa estremamente allar mante!); e quello rosso, coltivato da rivoluzionari prezzolati dall ’ Est. In questa logica disarmante — è evidente — lo Stato italiano, con il Parlamento bloccato da precise manovre cata lettiche e con una crisi economica che il governo non tenta nemmeno di arginare, lo Stato italiano, dicevo, appare del tutto disarmato. Voglio dire: che può fare lo Stato se pochi «folli» (ancorché coperti da alcuni sconosciuti o conosciuti complici d ’ alto rango) spargono il terrore e la morte tra la po polazione? Che può fare lo Stato se un altro piccolo esercito prezzolato dall ’ estero sequestra, ammazza, condanna a morte o condona la vita alle sue vittime? La logica è dunque que sta: far apparire impotente lo Stato, sì da liquidarlo, ma non
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