Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

recentissimi 22 una demistificazione di questi miti e la dimo strazione di come ben poco lineari e prevedibili siano gli even ti evolutivi anche a livello molecolare. D ’ altro canto in tutte le specie nelle quali lo studio com portamentale è arrivato ad un livello di decenza metodologica (e sono poche) è stato possibile dimostrare che i comporta menti complessi non sono semplicemente il frutto del determi nismo genetico, ma derivano piuttosto dalla storia individua le, ampiamente intessuta con le vicende ambientali. D ’ altra parte diversi fenomeni, quali il cannibalismo, spes so proprio tra consanguinei 23 , sono mal interpretabili sulla base del modello proposto da Wilson. Per quanto concerne poi la cosiddetta etologia umana, essa deve fare i conti con la tecnologia, una nuova struttura comportamentale della nostra specie ed attraverso la quale viene filtrata qualsiasi azione, sulla base di un determinismo culturale socio-economico e non certo di omologie. Ci si può chiedere a questo punto se è allora possibile una biologia sociale umana ed in generale una sociobiologia. Una prima risposta viene data da Gallino nel suo saggio. lo ritengo tuttavia che oggi sia possibile una biologia so ciale che possa abbracciare i fenomeni sociali di tutte le spe cie, non tanto basandosi sullo studio delle omologie compor tamentali, un mito che persino nella sistematica biologica è stato ampiamente ridimensionato, quanto sulla comparazione dei metodi specifici che vengono utilizzati nello studio del comportamento sociale delle diverse specie. Solo una simile impostazione epistemologica può permet tere di rifondare su più sicure basi la sociobiologia, senza la pretesa di voler tutto spiegare con modelli semplificati. E quindi possibile abbozzare un programma di studio che renda possibile la biologia sociale quale studio dei metodi di analisi del comportamento sociale nelle varie specie, in modo da evidenziare gli specifici caratteri delle diverse analisi. Ciò consentirebbe di porre in risalto il diverso ruolo che il com portamento sociale ha nell ’ adattamento delle singole popola zioni all ’ ambiente. Solo in questo modo è possibile evitare di cadere nelle trappole del riduzionismo, struttura portante di tanto biologi- smo. Si potrà così, forse, contrastare la tendenza di molti bio logi e della maggior parte degli etologi a fare i cartografi dell ’ impero. Come Marcello Cini ha chiarito nel già citato volume sulle ideologie delle Scienze Naturali, è importante capire quanto 22 W.F. D ootlittle , C. S apienza , 23 p AR i SI> op . pp . 974 n.

Quale biologia sociale?

Selfish genes, thè phenotype para digm and genome evolution, «Natu re», n. 284, 1980, pp. 601-603. L.E. O rgel , F.H.C. C rick , Selfish DNA: thè ultimate parasite, «Natu re», n. 284, 1980, pp. 604-607.

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