Problemi della transizione 1981
Culture di destra
Occorrerebbe una messa a punto filologica delle circostanze di attivazione, svolgimento, eclissi parziale ed eventuale disattivazione di ogni singolo filone culturale. Le risposte rela tive alla periodizzazione non si riferiscono cioè solo al tentativo di coglierne gli esordi sul terreno storico e in particolare — posto che ci interessano le sue condizioni ad agire in termini di cultura diffusa — la fase di elabo razione e di messa a dimora degli stereotipi; ma anche le fasi successive, di permeazione diffusiva in uno spazio sociale e in un tempo storico che sono da determinare: fino all ’ even tuale disattivazione, quando il filone non pos siede più interrelazioni con altri filoni e non manifesta, d ’ altra parte, capacità di preser varsi in isolamento. 3. Veniamo sia pure in modo cumulativo — poiché è necessario distinguerli, ma non sembra opportuno disgiungerli — agli agenti e ai tramiti di diffusione. Per misurare i caratteri e lo spessore della ‘ cultura di destra ’ nella storia comune e nella vita quotidiana dell ’ italiano, occorre saperne di più sulla cultura del maestro elementare, dell ’ ufficiale, del parroco. Non si tratta di fi- lologismo, né di dispersione particolaristica. All ’ orizzonte, certo, stanno le élite idonee a porre i problemi secondo logiche inventive; c ’ è poi una più vasta classe dei colti; e questa si frastaglia ulteriormente, in una serie di fi gure chiamate a compiti di trasmissione e propagazione culturale. L ’ elencazione di tali figure e ruoli della co municazione culturale nella società civile po trebbe rischiare di allungarsi a dismisura; e certo converrà stabilire dei limiti, in termini di influenza e di potere, se non di qualità del la comunicazione. Dovremmo essere interes sati ad approfondire persino la cultura degli ufficiali postali; e non paia un paradosso, vi sto che, tra le due guerre, ai direttori di tutti gli uffici postali, anche i più piccoli e sperdu ti, arrivano dai superiori, con ‘ circolare riser vata ’ , deleghe d ’ autorità del tenore di questa del 1932: «si rammenta l ’ obbligo che incom be a tutti i servizi di verificare diligentemente tutte le stampe provenienti dall ’ estero» 2 : o di quest ’ altra ‘ circolare riservata urgente ’ del
’ 37: «È necessario prestare speciale attenzione anche alle corrispondenze chiuse dall ’ estero, le quali potessero destare sospetti di contene re stampati sovversivi e dirette a persone di dubbia moralità politica» 3 . Un sistema di censura postale e un progetto di interruzione dei flussi di comunicazione dall ’ estero che im plica, come si vede, qualcosa di più che mere attitudini esecutive; e punta a coinvolgere queste figure di impiegati dello stato capillar mente dislocati in tutto il territorio nazionale in una cultura del sospetto che implica anche una discrezionalità, intesa a valutare i flussi della comunicazione e non solamente a inter rompere la catena del «Soccorso Rosso». Ho indugiato un poco su questo esempio di microstoria d ’ epoca fascista, perché — una volta accertato come anch ’ esso sia pertinente a una storia dei processi culturali e della men talità — ne consegue che lo sono anche le di namiche culturali e i profili intellettuali dei giornalisti e degli editori, dei novellieri o dei teatranti, degli insegnanti e degli addetti al Dopolavoro ecc. E va da sé, dati i postulati della ricerca, che nell ’ analisi delle scelte editoriali un accento particolare dovrà battere su quelle di caratte re specificamente educativo (contenuti, lin guaggio, diffusione dei testi scolastici, per or dine di scuola e per materia); o latamente educativo (libri o pubblicazioni per l ’ infanzia, letteratura parascolastica, manuali di etica ‘ per il popolo ’ , ‘ per il fanciullo ’ , ‘ per il milita re ’ , ‘ per le signore ecc.); o di intrattenimento e di evasione (romanzi d ’ appendice, letteratu ra di consumo). Niente è più lontano dalle in tenzioni che tentare una storia della cultura ‘ media ’ o delle culture subalterne, ignorando la cultura o le culture delle élite; anzi, i mo menti di travaso, i fattori di interrelazione, le forme dell ’ egemonia, sono al centro dell ’ inte resse. Ma, appunto, si vogliono privilegiare i nessi, i punti di cerniera tra i diversi livelli. È allora un mondo immenso quello che ci si spalanca di fronte, straripante da tutte le parti. Ed è appunto per non smarrirvici che si insiste, qui, anche a costo di apparire schema tici o elencativi, in tutta una serie di partizio ni e articolazioni. Specie nei limiti di un pro spetto, vorrei però evitare il descrittivismo fi
2 Questa «circolare riservata», nu mero 19163, «da staccarsi», viene in viata ai responsabili degli Uffici Po stali dipendenti dal Direttore Provin ciale delle Poste di Perugia, in data 16 aprile 1932.X. La copia che ho visto fa parte di un consistente gruppo di
circolari consimili — contenente liste di nomi di sospetti, di libri e di gior nali — inviate nel corso degli anni Trenta dalla Direzione provinciale competente al direttore dell ’ ufficio postale di una località dell ’ Alta Val Tiberina. Tale interessante materiale
mi è stato fornito da Franco Bogliari. 3 Si tratta della «Circolare Riservata Urgente» n. 30898-3/1 in data 1 Ot tobre 1937. XV, inviata dalla Dire zione provinciale delle PP.TT. di Pe rugia a tutti gli uffici delle province di Perugia e Terni. 87
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