Problemi della transizione 1981
Culture di destra
strati subalterni, mai prima a tal punto coin volti politicamente — degli stereotipi della identità nazionale, dell ’ ordine, della disci plina gerarchica, della mistica del sacrificio; e la sanzione pratica dei ruoli diseguali nella ri composizione plebiscitaria della Nazione. Di là dalla retorica interessata, tre anni di guerra rappresentano davvero un ’ occasione unica di rifusione delle culture di partenza. Mai come in questo frangente le microstorie e le microculture — contadine e urbane, sotto proletarie e borghesi, cattoliche e agnostiche — erano state strappate a se stesse; costrette a misurarsi; messe al vaglio di alternative e di nuove, dirompenti realtà. Il minimo comun denominatore della sottomissione patriottica a un disegno eterodiretto, la sublimazione del gregariato di massa, sarà solo la parte emer gente di una lezione delle cose prevalsa su al tre possibili letture; e circondata di varianti e di codicilli. Solo il fascismo godrà di un uditorio collet tivo altrettanto unificato e in ranghi, in ana loga assenza di contraddittorio esplicito. Re sta da vedere, anche nel caso del fascismo, se l ’ irreggimentazione delle masse produca con senso o apatia: l ’ uno e l ’ altra, se dobbiamo credere al modello autoritario massificato e lasciato in eredità al fascismo dalla guerra. Ma con questi tipi di interrogativi — in se stessi, necessari — siamo già oltre il capitolo dei riceventi. Quanto a questo, c ’ è da rilevare che il fascismo rappresenta nella storia italia na otto-novecentesca il momento di massima unificazione dei contenuti, degli agenti e dei tramiti culturali; anche dell ’ uditorio, teorica mente riunificato in forma compatta sino ai confini di stato, anche grazie all ’ uso della ra dio e alla centralizzazione della stampa, in ag giunta ai mezzi preesistenti di educazione na zionale dell ’ italiano. Anche se, tecnicamente, il discorso pubblico fascista ama affiancare alle folle oceaniche, dell ’ uditorio universale, i grandi pubblici settoriali (rurale, scolastico, militare) e i macro o micropubblici di catego ria, località, classe di leva, attività ecc., simili a quelli su cui punterà anche l ’ oratoria di un pontefice educatore quale Pio XII. Anche la compattezza dell ’ uditorio collettivo dell ’ Era Fascista — per quanto corrisponda al massi mo di unificazione istituzionale — conosce non lievi incrinature. Quanto resiste dei vari filoni dell ’ antifascismo, anzitutto e poi — per entro stesso il patto di regime — le superstiti vellei tà di autonomia dei diversi corpi separati, chiesa cattolica, a maggior titolo, in testa. Per la resistenza si può osservare il verifi
carsi di una duplicità simile a quella già riscon trata per il risorgimento e per la prima guerra mondiale: divide in atto, cementa e unifica nella memoria. E, con la caduta del regime fascista, rappresenta un altro grande svincolo di fase e un momento costituente per le cate gorie politiche. Venendo verso di noi (mi limito qui a sfio rare questo nodo di questioni) esistono certa mente fortissime spinte oggettive e motivazio ni di vario ordine verso quel tipo di omologa zione culturale ad alto tasso di passività che deprecava il Pasolini degli ultimi anni; oltre che convergenze parallele verso questa o quel la variante di solidarietà nazionale; ma esisto no anche controspinte consistenti, nei com portamenti sociali e nelle istanze politiche di gruppi e strati non esigui. 5. Veniamo brevemente ai contenuti della cultura diffusa. Li si può studiare ai fini d ’ una sintesi. Qui, anzi, dovremo attenerci a una sintesi della sintesi. Ma vorrei almeno indica re l ’ intenzione di andar oltre, nel senso di av viare una serie di itinerari analitici verso le sorgenti di talune tendenze. Infine, è quel che fa lo storico dell ’ arte o della letteratura: gli è possibile isolare un ’ avanguardia, distinguerne il profilo e il peso entro il contesto d ’ epoca. Così, è possibile discernere il profilo e il peso di certe avanguardie politiche, se — dai cieli della ‘ soggettività proletaria ’ — scendiamo all ’ empirico di uno o più quadri di fabbrica, di una pattuglia di organizzatori sindacali, di un gruppo intellettuale e politico, le cui scelte e il cui lavoro si materializzano in fatti e isti tuti collettivi. La storia locale pone spesso di fronte a figure e a scelte che marcano poi, per anni o per decenni — e qualche volta anche più a lungo — la vita d ’ una fabbrica, di una comunità, di un ’ area geografica o sociale. Ho presenti numerosi casi specifici in cui la storia locale — e la microstoria — ha saputo rag giungere le sorgenti di un fenomeno collettivo poi consolidatosi. Si pensi al dislocarsi per aree delle diverse subculture. Ma la storia lo cale spesso è portata a innamorarsi di se stes sa. La pietas locale o settoriale si ritorce, si mura in se stessa, come faceva e fa, per diver se motivazioni, l ’ antica erudizione municipa le. Si dà luogo così a una serie di circuiti sepa rati che si ignorano, di itinerari paralleli in tenti a gettare sonde nel proprio passato — una località, una categoria, una classe, un movimento — , immemori del contesto o pri gionieri di vecchie ‘ evidenze ’ . Moltiplicare le storie locali, ma porle in collegamento tra lo 89
Made with FlippingBook - Online Brochure Maker