Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

giori capacità economiche. Il carattere di società “ superiore ” che può essere attribuito alla società comunista sviluppata ri spetto a quella socialista risiede nel fatto che la prima soddisfa il criterio del merito (nell ’ accezione marxiana). Questo criterio del merito esprime, d ’ altra parte, l ’ aspirazione di un movimen to socialista che nasce in opposizione ai criteri di merito propri dell ’ economia di mercato. Deve essere evidenziata la critica all ’ interpretazione di Wood. Per Arneson Wood dimentica che Marx insiste tra ap parenza e realtà dello scambio fra salario e lavoro. Dietro l ’ ap parenza dello scambio di equivalenti c ’ è il dato della coercizio ne che configura “ lavoro forzato ” ( “ forced labor ” ). L ’ apparen za dello scambio maschera la schiavitù economica. Il lavorato re, scrive Marx, appartiene al capitale già prima di vendergli la sua forza-lavoro. Il senso di tutto questo è che il capitalismo sembra giusto mentre è intimamente ingiusto. Anche contro la tesi di Brenkert sulla separazione, in Marx, fra giustizia e liber tà, Arneson muove un ’ obiezione precisa. Ciò che infastidisce Marx non è genericamente il fatto che il capitalismo assicura poca libertà. Il problema sta piuttosto nella diseguale distribu zione di libertà che un ’ economia di mercato impone. Quindi è anche un problema di giustizia. Se in Marx c ’ è tutto questo, anzi proprio perché c ’ è per Ar neson tutto questo, emergono con evidenza i problemi non ri solti. Una volta accertato che la nozione di sfruttamento ingiu sto implica la presenza di coercizione, questo è un primo pro blema, si impone l ’ onere di determinare il concetto di lavoro forzato e di distinguerlo da quello di lavoro volontario ( “ volun- tary labor ” ). Marx, in merito a questo interrogativo, non forni sce secondo Arneson risposte esaurienti. Un ’ osservazione ana loga vale per l ’ obiezione dell ’ ineguaglianza di potere. È lecito infatti chiedersi se tali diseguaglianze sono intrinsecamente o strumentalmente condannabili. Non è infatti superfluo porre il problema se è giusto impedire l ’ accumulazione di ricchezza per ché una simile accumulazione consente ad alcuni di ottenere, se lo vogliono, vantaggi sugli altri. Si tratta di un punto legato ad una questione più generale: quali sono i terreni che devono es sere regolati da criteri egualitari 14 * ? Infine, se l ’ obiezione del merito nei confronti dello sfruttamento suppone una precisa immagine di società, per quali ragioni questo tipo di società è preferibile rispetto ad altre? 6. Questi interrogativi introducono alcune considerazioni in margine alla discussione sommariamente illustrata. Colpisce in primo luogo il carattere ricorrente dei problemi discussi. Le questioni dibattute hanno una lunga storia entro la tradizione teorica e culturale del movimento operaio e socialista. Si tratta di domande, fatte le debite differenze, già emerse in particolari momenti della vicenda del movimento operaio europeo. Baste rebbe ricordare i protagonisti del socialismo neokantiano o il

14 Sul problema dell ’ egualitarismo si veda anche J. R az , Principles of Equality, in “ Mind ”, a. LXXXVII, 1978, n. 347, e F elix E. O ppen heim , Egalitarian Rules of Distribu tion, in “ Ethics ” , 1980, n. 1.

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