Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
sta generale, un ’ alternativa rispetto alle secche teoriche e alle imbarazzanti conseguenze cui conduce l ’ interpretazione “ natu ralistica ” della teoria marxiana del socialismo (molte giustifica zioni attraverso l ’ appello alla necessità delle cose o della storia non evocano precisamente bei ricordi). A mio parere esse sono in grado di risolvere alcuni problemi assai meglio di queste ultime. Ad esempio problemi di identità, di coerenza fra teoria e prassi o di omogeneità rispetto ai carat teri di un movimento operaio maturo. Rispetto ad altre questioni rivelano però carenze serie. È utile indicare un esempio di come le due versioni interpretative possono funzionare rispetto ad alcuni problemi etici. Consideriamo le obiezioni che A. Buchanan ha mosso alla concezione marxiana della rivoluzione 20 . Si tratta di una critica basata su di un argomento che verte sul rapporto fra scelte indi viduali e scelte collettive. Essa intende confutare la nozione marxiana della motivazione rivoluzionaria da un punto di vista normativo. Ovvero la sua adeguatezza a mostrare che il prole tariato ha buone ragioni per scegliere l ’ azione rivoluzionaria collettiva, a prescindere dal fatto che la scelta avvenga o meno. Il nostro autore assume che l ’ azione rivoluzionaria è per il pro letariato un “ bene pubblico ” . I requisiti di un bene pubblico so no i seguenti. a) L ’ azione di alcuni, ma non di tutti i membri del gruppo è sufficiente per fornire il bene a ogni membro del gruppo, b) Se il bene è ottenuto, esso sarà disponibile per tutti, anche per co loro che non hanno contribuito ai costi per ottenerlo, c) Non ci sono modi pratici, o modi che non comportino costi eccessivi, per impedire a coloro che non hanno contribuito di godere del bene, d) Il valore di ciò che ogni individuo ottiene dal bene su pera in valore la sua quota dei costi per ottenerlo, e) Il contri buto dell ’ individuo ha un costo per l ’ individuo. Per ogni individuo si pongono due alternative: contribuire agli oneri per produrre il bene o non contribuire. Gli esiti possi bili dipendono dal comportamento degli altri membri del grup po; ovvero se altri, in numero sufficiente, contribuiscono, e
attuali esigenze in modo che il nuovo ci appaia fondato su quanto si è ve nuto svolgendo fin qui... ” . Giova ci tare ancora il brano con cui Preti chiude la sua ricerca sulle origini dell ’ etica contemporanea. “ Il mito dell ’ uomo di natura, l ’ affer mazione che gli uomini nascono libe ri e eguali, e tutti i consimili miti (for se lo stesso imperativo categorico kantiano nell ’ ultima formula ‘ consi dera... la persona umana sempre co me fine e mai come mezzo ’ ) sono per noi formulazioni della nuova, dolo rosa, faticosa esperienza dell ’ uomo contemporaneo, che, toccando il massimo dell ’ alienazione nella socie tà capitalistica, vede spuntare dalle stesse condizioni create da questa so cietà l ’ alba di uno stato che chiamia mo di ‘ emancipazione ’ : stato in cui l ’ uomo sia uomo per l ’ uomo, i sensi siano umani, il pensiero sia umano,
l ’ amicizia, l ’ amore, la convivenza so ciale non siano staccati dalla felicità dell ’ uomo ma ne formino il concreto tessuto — non lo strumento , ma il contenuto ” . 20 A llen B uchanan , Revolutiona- ry motivation and Rationality, in “ Philosophy and Public Affairs ”, a. 8, 1979, n. 1.
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