Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Il diciannovesimo secolo ha generato le grandi utopie della superfluità della politica: anarchici, marxisti e liberali hanno sognato rispettivamente la soppressione, l ’ estinzione e la con trazione dello stato. Una specie di inattesa inversione del pro getto moderno in politica: invece che dall ’ anarchia allo stato, dallo stato all ’ anarchia. Il ventesimo secolo ha conosciuto, al contrario, l ’ ipertrofìa dello stato e il compenetrarsi di stato e mercato (dagli anni ‘ 30 in avanti, la nuova società socialista e i nuovi capitalismi ruotano, con proporzioni ovviamente diver se, intorno a questa fiducia euforica nella “ politica ” ). Ora, la percezione degli effetti perversi della politica si è spesso tradotta nell ’ elogio del mercato. Ma il mercato non gal leggia nel vuoto pneumatico: esso presuppone uno sfondo di condizioni (aspettative, regole, identità, ecc.). È esattamente su questo sfondo che insiste il programma contrattualista. Gli in dividui e i gruppi sono certo razionali. Ma non sono sempre nelle migliori condizioni per perseguire con successo condotte razionali. Come dire: non tutti gli ambienti sono adatti alla ra zionalità, individuale e collettiva. È in questo contesto che, con Fred Hirsch, possiamo parlare di un “ ritorno della morale ” . 5. Il “ ritorno della morale ” è un ’ espressione efficace che può suggerirci come rispondere alla domanda: perché un elogio dell ’ etica? Ho cercato di mostrare alcune, diverse, ragioni della plausibilità dell ’ approccio contrattualista. Ora, vorrei accenna re a alcune ragioni della plausibilità dell ’ etica, riferita allo spa zio pubblico delle istituzioni. L ’ etica, abbiamo detto, ha a che vedere con i nostri argo menti e le nostre giustificazioni di scelte. È perché dobbiamo scegliere, perché ci troviamo di fronte a scelte che abbiamo bi sogno di un linguaggio morale. (Se disponessimo di teoremi e leggi “ di movimento ” della società, non avremmo tanti proble mi per scegliere e argomentare a favore di un assetto di istitu zioni piuttosto che di un altro. L ’ etica è irrilevante e superflua quando le scelte non sono così importanti). Quando affrontia mo il problema dell ’ etica pubblica, ciò che è da giustificare è un insieme di scelte che hanno per oggetto i termini base della so cietà. Essi riguardano tutti, in quanto una loro determinata configurazione si assume generi un determinato esito rilevante per ciascuno. Le società non sono, o non dovrebbero essere, deserti per individui. Il vecchio Tacito suggeriva che la pax non dovrebbe essere solitudo. (Una società-deserto per individui è quella in cui nessun individuo sceglierebbe di entrare se fosse li bero di scegliere). Naturalmente, perché l ’ etica sia plausibile, occorre che non si riconosca alcuna altra ragione per preferire una società a un ’ altra che non sia riconducibile alla scelta razio nale degli individui e dei gruppi (il problema è naturalmente quello, molto complicato, di come ricondurre le preferenze per una società alle scelte individuali). In morale, nessun individuo può contare più di uno. Quan do ci impegnamo in giudizi morali, siamo intuitivamente por tati a lasciare da parte i nostri interessi personali. Il che signifi ca che, dicendo “ io ” , diciamo (o dobbiamo poter dire) “ chiun que ” . Il requisito di eguaglianza, associato in vari modi a quelli di impersonalità o imparzialità o universalizzabilità (a seconda delle maggiori teorie etiche) si aggiunge così, del tutto natural mente, al presupposto della libertà, senza la quale non si dareb

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