Problemi della transizione 1982
L ’ educazione scientifica
analizzano i discorsi che si fanno intorno a questo argomento, si nota che a volte si fa un discorso di metodo, a volte si fa un discorso di contenuto. Se si fa un discorso di metodo, almeno a livel lo della scuola media, l ’ impostazione è giusta, interessante; è bene focalizzare l ’ attenzione sul «metodo scientifico»; bisogna anche tene re presente, però, che esso non riguarda sol tanto le scienze naturali, riguarda un po ’ tutti gli insegnamenti; il professore di scienze do vrebbe farsi portavoce di questo metodo an che presso gli altri. È una esigenza necessaria, è una conseguenza della stessa impostazione della scuola media: ciascun insegnante non dovrebbe limitarsi ad introdurre nel suo pro prio lavoro certi modi di procedere — carat teristici per la sua disciplina o le sue discipline — , ma dovrebbe cercare di far sì che questi informassero anche gli altri insegnamenti. Ciò rientra nella programmazione del lavoro edu cativo da parte del consiglio di classe. Quando si guarda, invece, ai contenuti, al lora le cose sono più complicate, perché evi dentemente i contenuti naturalistici riguarda no poco la matematica; forse possono riguar dare di più la geografia, l ’ educazione tecnica, etc. Poi ci sono i metodi tipici delle scienze naturali, i metodi sperimentali; in essi, e nei metodi matematici, si sostanzia il metodo scientifico. La matematica in buona parte è metodo più che contenuto, metodo che diven ta anche tecnica: la risoluzione delle equazio ni di primo grado, il calcolo dell ’ area di un triangolo, eccetera, sono tecniche, se volete, e anche «contenuti», ma al di sopra di questi ci sono delle questioni concettuali. Cercheremo di precisare meglio questo di scorso dei metodi e dei contenuti. Esso co mincia a porsi... nella scuola elementare (nel la scuola materna i problemi sono molto sfu mati). Per quanto riguarda i «contenuti», molto spesso quello che appare scritto in un programma di scuola elementare potete tro varlo anche in un programma di scuola me dia; non c ’ è niente di male, perché natural mente questi argomenti andranno fatti in un modo nettamente diverso, perché è cambiata l ’ età dei bambini. Nella scuola elementare essi sono più o meno nell ’ età del pensiero operati vo, nella scuola media devono passare alla fa se del pensiero formale. Questo è quel «Piaget di base» sul quale, cambiando eventualmente un po ’ le parole, direi che se non c ’ è un accor do del tutto completo c ’ è una sostanziale con vergenza.
Ciò per gli psicologi di mestiere può essere una banalità, ma pare una banalità proprio perché ormai sono fatti acquisiti; anche se uno non li accetta esplicitamente si muove co munque nell ’ ordine di idee delle tappe dell ’ età evolutiva e delle trasformazioni dell ’ intelligen za del bambino in queste varie tappe. Come principio generale si può dire che nella scuola dell ’ obbligo i metodi vanno privilegiati, in li nea di massima, sulle tecniche, sui contenuti: questo perché vogliamo una scuola formativa (quando dico «scuola formativa» o quando parlo di «educazione scientifica», intendiamo le parole «formazione», «educazione» in sen so molto globale, usato dagli anglosassoni: non dovete intendere che ci sia una dicotomia tra «educazione» da una parte e «istruzione» dall ’ altra, sono tutt ’ uno: tra l ’ altro sarebbe tpericoloso isolare una «educazione» a se stan te come fosse solo una formazione della per sonalità e una «istruzione» che rischierebbe di ridursi ad una trasmissione di contenuti). Per l ’ area naturalistica gli obiettivi princi pali sono l ’ acquisizione della capacità di os servare, di fare ipotesi e verificare, e di impa rare a vivere un corretto rapporto con la Na tura. Ovviamente bisogna anche trasmettere quei contenuti che si ritengono importanti: ci sono degli «sperimentalisti puri» che vorreb bero che quasi tutto nella scuola media venis se fatto con un rigoroso metodo sperimentale senza preoccuparsi dei contenuti (questo è ap parso anche nella commissione dei Sessanta), ma per la maggioranza dei naturalisti il meto do sperimentale è importantissimo, ma l ’ im portante è soprattutto che con il metodo spe rimentale si faccia qualcosa, non tutto; e, d ’ altra parte, bisogna individuare certi conte nuti che si ritengono necessari a ogni cittadi no, che ognuno deve sapere quando esce dalla scuola dell ’ obbligo. Per la matematica si può essere ancora più rigorosi nel dichiarare questa preminenza dei metodi sui contenuti; nessuno pretende che si debba buttare dalla finestra il teorema di Pita gora, nella scuola media — fra l ’ altro è scritto nei programmi — però, a mio avviso si po trebbe sostituire il teorema di Pitagora con al tre cose importanti. Invece, è importante che si impari a fare i calcoli nella scuola elementa re; sarebbe sbagliato considerare il fare di cal colo come una cosa superata. Non facciamo però dell ’ abilità di calcolo il centro dell ’ inte resse nella scuola elementare; d ’ altra parte, non diamo nella scuola media l ’ ostracismo al le macchine calcolatrici, perché in esse è il fu
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