Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
nenti, rimaste immutate, di questo sistema. Non alludo solo al sistema politico polacco, basato sul partito guida, il Poup, cui anche il protocollo di accordo firmato da Solidarnosc riconosce la “ funzione dirigente del paese ” . Mi riferisco altresì al sistema economico, che resta basato, sempre secondo il protocollo, “ sulla proprietà sociale dei mezzi di produzione ” . Riconoscere la libertà sindacale e il diritto di sciopero entro un tale sistema significa riconoscervi la legittimità di un merca to del lavoro; significa ammettere che i lavoratori possano, at traverso un sindacato “ indipendente dal partito e dai datori di lavoro ” , come si legge ancora nel protocollo, contrattare con imprese che restano di “ proprietà sociale ” le condizioni e il prezzo di erogazione della forza lavoro. Nel corso dell ’ autunno si intensificano i commenti critici da parte della stampa sovietica: si contesta l ’ ammissibilità dello sciopero (e del mercato del lavoro) in una economia socialista; si fa osservare che, in un paese socialista, i lavoratori non han no bisogno di quello strumento di lotta, necessario solo nei paesi capitalisti, che è lo sciopero. Da noi il punto formò ogget to di dibattito, e di un dibattito che — ce ne accorgiamo oggi — coglieva solo un aspetto della questione. Vale comunque ricor dare ciò che si disse allora; e ricordo ora ciò che io stesso ebbi occasione di scrivere, ossia che finché perdura, nella transizio ne al socialismo, la separazione del lavoratore dal controllo dei mezzi di produzione (e questa separazione, a tutt ’ oggi, non è stata eliminata) rimane spazio per la libertà di contrattazione sindacale e per i suoi strumenti di lotta. Non si può insistere in una visione “ sacrificale ” della transizione al socialismo, che ri chiede sacrifici anzitutto alla classe operaia: i sacrifici si posso no chiedere nel breve periodo (come nel periodo rivoluzionario vissuto da Lenin, alle cui parole si rifacevano i ricordati organi di stampa sovietici), non nel lungo periodo. Nella lunga pro spettiva attuale, la costruzione del socialismo deve, necessaria mente, essere coniugata con il rispetto dei diritti civili dell ’ uo mo e dei diritti economici del lavoratore. 3. Mentre noi discutiamo a cavallo fra l ’ 8O e l ’ 81 , su queste eleganti questioni di principio, la vicenda polacca si evolve in termini affatto nuovi: due appaiono gli elementi di novità, uno solo dei quali ha carattere quantitativo (il numero crescente de gli scioperi indetti da Solidarnosc), mentre l ’ altro ha natura qualitativa e attiene al sempre più esteso ventaglio di obiettivi che l ’ azione di Solidarnosc si propone. Solidarnosc non è un partito politico e “ non vuole essere un partito politico ” , protesta ripetutamente Walesa: “ non lottia mo per il potere, non lo vogliamo ” . Ma neppure la definizione come sindacato è calzante: “ Solidarnosc è un movimento socia le e non può trascurare nessun tema, perché altrimenti perde rebbe la fiducia generale ” , dice Walesa nell ’ intervista rilasciata a Irene Conti nell ’ agosto dell ’ 81. Ancora: con i suoi 10 milioni di iscritti Solidarnosc “ rappresenta quasi tutta la società ” . Il programma votato a Danzica nell ’ ottobre dell ’ 81 non sarà, questo è certo, un programma sindacale: esso si presenta, all ’ opposto come il programma di una trasformazione radicale della costituzione polacca, tanto nell ’ organizzazione politica come nell ’ organizzazione economica di quella società (con una
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